Esplorando il Libano (25-27 febbraio 2010)

 

Siamo partiti giovedi` mattina io, Sara e Federico, su un piccolo bus da
dieci posti dopo una lunga contrattazione, stretti tra i vicini e il nostro
zainone da viaggio. Il Libano è davvero vicino, circa 40 chilometri da Damasco ma i
tempi di percorrenza sono lunghi, bisogna passare la frontiera e attraversare
i monti dell`Antilibano. L`arrivo in Libano e` sconvolgente, man mano che le
foto del presidente siriano vengono sostituite da quelle del leader del partito
Hezbollah e dal presidente libanese, la strada si riempie di militari,
armati, in divisa, e da posti di blocco. La frontiera e` affollata, rumorosa, la
gente spinge, vuole far veloce, gli stranieri non arabi vengono portati da un
ufficio all`altro, alla fine qualche timbro e tanti soldi ed eccoci in Libano! Il
paesaggio cambia, tutto e` piu` costruito, la vegetazione e` ricca, ci sono
campi coltivati e grandi alberi, tutto e` montagnoso e si scorge la neve sui
monti. Il tempo e` brutto, piove violentemente e c`e` un forte vento. Con un
cambio di pulmino, ormai alle 2 arriviamo a Baalbek, una cittadina anonima,
in cui pero` ci son dei resti romani favolosi, impensabili! C`e` un tempio
interamente conservato, e poi ci sono 6 colonne di un altro tempio che
doveva essere enorme. E` tutto magico, concentrato in poco spazio, sembra quasi una
fortezza. Da li` con un viaggio di due ore giungiamo a Beirut: l`arrivo e`
tragico, sembra una scena kafkiana….scendiamo dal pulmino in mezzo ad una
rotonda trafficatissima, cerchiamo di raggiungere il marciapiede ma ci
accorgiamo che è circondato da un filo spinato che, come una spirale,
blocca il passaggio. Sotto la pioggia al buio, due soldati dall`alto di una
torretta ci intimano di allontanarci, andiamo in mezzo alla rotonda, in mezzo alle
auto che ci suonano contro e finalmente attraversiamo la strada e ci ripariamo
sotto una tettoia. Ci giriamo verso i soldati per vedere cosa difendevano: vediamo
solo un muro alto circa due metri e sopra la torretta dei militari. Intorno
è deserto, c`è solo un prato, null`altro, niente palazzi ne` edifici
governativi….

Per la notte rusciamo a trovare, al secondo tentativo,  un alberghetto per
nulla turistico, una stanza tripla a 5 euro a notte, standard bassissimi, ma
è quello che cercavamo. Di sera decidiamo di uscire per mangiare qualcosa….
la prima impressione e` terribile…ci sono soldati ovunque, posti di blocco
per le auto, le strade sono deserte, tutto e` moderno e anonimo, tutto è appena
costruito e disabitato. Vediamo dei carri armati in giro, fermi in alcuni
angoli della strada….ci preoccupiamo, pensiamo che il Libano sia entrato
in guerra, siamo spaesati, non capiamo. Giriamo a vuoto per un`ora  alla
ricerca di un posticino dove mangiare…attraversiamo downtown, il centro della
citta` nuova, ricostruita dopo la guerra degli anni `80 se non dopo: siamo
sconvolti. C`e` una piazza centrale da cui si diramano a stella, in pieno stile
parigino, otto strade. Sono vie di lusso, con ristorantini e caffe` chic, con negozi di
lusso, grandi marche. In ogni angolo della piazza ci sono militari, in tutto
ne contiamo una decina, solo in piazza, con grossi fucili a tracolla. Per
entrare in downtown c`e` una sorta di posto di blocco, i militari aprono una
transenna e fanno passare la gente. Torniamo a casa sconvolti, un po` scossi, tremiamo
di paura quando passa una moto velocissima nella strada sottostante l`albergo,
pensiamo siano degli spari, sobbalziamo in piedi e andiamo a chiedere al
padrone, che tranquillo guarda la tv, cos`e` successo. Non ha sentito
niente, dice. Andiamo a dormire stanchi.
Il giorno dopo gia` tutto quanto visto il giorno prima ci sembra normale,
ormai ci siamo abituati ai militari, ai carri armati, ai posti di blocco.
Purtrooppo piove e c`è vento, ma non ci facciamo intimidire e percorriamo
la corniche, il lungomare di Beirut: tipico stile occidentale, come in costa
azzurra, camminiamo su questo lungomare pulitissimo, quasi finto. Accanto a
noi pero` non ci sono negozi, non ci sono persone, ma anonimi grattacieli
ultramoderni ancora disabitati. Ma chi ci andra` ad abitare? Diventerannno
alberghi per occidentali o appartamenti di lusso? E` la guerra che ha
provocato un aumento esponenziale degli investimenti in Libano? Ma tutto cio` dove
puo` portare?
Dopo aver visto la Beirut snaturata, anonima, finta, ci rifugiamo in un quartiere tipicamente mediorientale, in una Beirut autentica e caratteristica. E` la festa della nascita di Muhammad, come il nostro Natale, tutte le vie sono colorate, ci sono lampadine e bandierine verdi e gialle ovunque. La gente cammina per strada, fa la propria vita, mentre ragazzi e ragazze regalano
piccole bomboniere, dolcetti, confetti,succhi di frutta e volantini informativi
a tutti i passanti. Nella Beirut finta non si festeggia nemmeno, tutto viene
cancellato, sembra quasi che sia stata privata della sua anima. Camminiamo
felici nei quartieri popolari, concedendoci due buonissime pizze (tipiche
del medio oriente, molto piu` buone della nostra pizza italiana) e arriviamo al
mercato locale, carri di frutta e verdura si alternano a negozi di carne, si
vedono agnelli a testa in giu`, teste di montone ordinate su un tavolo. La
citta` e` viva, odori e rumori ti confondono e ti emozionano. Man mano il
quartiere si fa ancora piu` povero, prendiamo una via laterale e arriviamo
in un campo profughi: ci sono costruzioni basse con tende come tetto, le strade
sono in terra battuta, non ci sono ne` porte ne` finestre. La popolazione e`
giovanissima, e` pieno di bambini ammassati nelle case e nei cortili, che
giocano, urlano, piangono. Ci circondano velocemente, ci danno la mano,
vogliono parlare con noi. I giovani ci salutano, chiediamo se siano di
Beirut,
ci dicono di si, solo di sera scopriamo che è l’aihmè famoso campo di profughi
palestinesi Sabra e Shatila. Usciamo velocemente, ci sembra di rubare la loro intimita`, di
privarli di parte della loro vita privata, ce ne andiamo. Attraversiamo una
strada, a meno di cento metri, e tutto cambia: c`e` un grande stadio, una
costruzione nuovissima e angosciante, ritornano i palazzoni, la zona dei
ricchi, la citta` occidentale che trascura i poveri, che ostenta e preferisce
investire in grandi opere, mostrarsi avanzata piuttosto che preoccuparsi
degli svantaggiati. Una strada separa il campo da campo sportivo oppure nessun
libanese ricco avra` mai attraversato quella strada. Continuiamo a camminare
desiderosi di scoprire altri quartieri popolari, vogliamo andare vicino al
mare, cercare l`anima di citta` di mare. Arriviamo in un posto che poi
scopriamo essere Daya, la parte bombardata nel 2006 da Israele. Ci fermiamo
in un caffe` proprio sul mare, le forti onde si infrangono con violenza sulle
vetrate del locale. Io e Federico fumiamo il narghilè sorseggiando il te`.
Iniziamo a chiacchierare col proprietario, l`ospitalita` libanese e quella
siriana si confondono. Ci invitano ad unirsi alla loro cena, sediamo con loro
e condividiamo del buonissimo riso con mandorle, una favolosa salsa di pesce
con gamberetti e verdure, dell`hummus, del pane e del buonissimo nettare di
carruba. Concludiamo con dei bignè e del te` caldo. Ovviamente ci viene
offerto tutto, è impossibile ricambiare, non sai cosa dire, ma è cosi`, e` il Medioriente.

Durante la cena parliamo di politica, è diverso dalla Siria dove è un argomento tabu`,
dove al massimo tutti dicono che Bashar e` un buon presidente e basta, dove tutti
hanno almeno una sua foto in auto, nel negozio, nel portafolgio. Qui il
simbolo della resistenza libanese e` Nasrallah, il leader di Hezbollah, tutti ne
parlano con entusiasmo, e` gente che e` cresciuta con la guerra, tutti sono
fieri di essere libanesi, di essere riusciti a rilazarsi ogni volta che
Israele ha tentato di distruggerli. La loro forza sta negli animi, quella di Israele
nelle armi. Passiamo una serata davvero diversa, spettacolare, torniamo a casa contenti,
ci concediamo un giro per il quartiere dei pub, della famosa vita notturna
libanese. Forse la maggior parte della gente che li frequenta non sa nemmeno
che esiste il campo palestinese e non e` mai stata a Daya….chissa`…
Federico vuole bersi una birra, per fortuna il prezzo lo spaventa, 5 euro per una
birra non li paga nemmeno a Venezia. Finiamo in un negozio di alimentari, in piedi
a sorseggiare due birre parlando con un anziano propriatario assonnato.
La mattina seguente scappiamo da Beirut, a 18 km ci sono delle grotte che la
guida dice essere belle. In realta` non ho ancora trovato parole per
descriverle, penso che siano una delle meraviglie naturali piu` belle che
abbia mai visto. Il nome e` Jeita Grotto, su internet si trovano delle foto, vale
davvero la pena, anche se di sicuro non rendono pienamente. Sono una cosa
sconvolgente, spettacolare. Ci cono due grotte, qulle inferiore e quella
superiore. La prima si visita in barca, si percorre un lago che si estende
per 600 metri all`interno della montagna. Tutto è circondato da stalatti e
stalagmiti, di forme diverse, strane, a volte ci sono semplici colonne, a
volte sembrano funghi giganti. La caverna superiore e` enorme, altissima, la piu`
alta del mondo, in alcuni punti raggiunge i 108 metri, non ho parole per
descriverla, solo la natura può arrivare alla perfezione, nemmeno il piu`
bravo artigiano avrebbe mai potuto creare un simile capolavoro. Tutto ci
sembra finto, non ci crediamo, e` davvero magnifico, tutto e` calcare, si e`
formato nel corso di secoli, millenni. A volte l`acqua distrugge, altre volte crea.
Ritorniamo a Beirut e da li` facciamo ritorno a Damasco dove ci attende una bellissima luna piena.

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