Il giro del Monte Bianco in otto giorni (Luglio 2008)

Le premesse non lasciavano presagire il risultato sperato, compiere il giro del Monte Bianco. Io, Anna (23 anni) e i miei genitori Marina e Massimo (rispettivamente 53 e 57 anni) non eravamo nelle condizioni fisiche migliori: doloretti ai muscoli e ai tendini, piccoli disturbi di stomaco e irritazioni cutanee. Programmato da mia madre da qualche settimana, il “Tour du Mont Blanc” alla fine aveva richiamato anche me. Un po’ l’idea mi spaventava, pensavo che fosse estremamente faticoso percorrere molti chilometri in montagna con tanto dislivello sotto il peso di uno zaino che per otto giorni ti doveva fornire tutto ciò di cui necessitavi, ma nello stesso tempo l’idea mi attirava tantissimo, era un’esperienza diversa mai fatta prima che ti permetteva di camminare per giorni, di stare a contatto con la natura e di condividere quell’ebbrezza che tutti coloro che camminano in montagna percepiscono.

Alla fine la soddisfazione è stata molta, non tanto per l’impresa fatta, che di difficile non ha molto, ma per aver vissuto otto giorni in un mondo diverso fatto di cose semplici, lontano dalle preoccupazioni e dai problemi della quotidianità e per aver condiviso esperienze ed emozioni tra di noi e con i numerosi escursionisti incontrati durante il giro. Lo zaino era l’unica cosa che avevamo, il nostro fedele compagno di viaggio. E tanta tanta voglia di girare.

In questo modo, il primo giorno ci siamo messi sulla soglia della strada in attesa del bus…

PRIMO GIORNO: Entrève – rifugio Bonatti (5h30)

Entrève – Planpincieux in bus: 10 minuti;

Planpincieux (1620m) – Rifugio Bertone (1989m): 1h30;

Rifugio Bertone (1989m) – Testa Bernarda (2533m): 1h30;

Testa Bernarda (2533m) – discesa fino a 2226m – Col d’Entre Deux Sex (2521m): 1h20;

Col d’Entre Deux Sex (2521m) – Rifugio Bonatti (2150m): 0h50-1h.

Dislivello in salita: 1250m;

Dislivello in discesa: 730m.

Dopo un brevissimo tratto in autobus, ci mettiamo in marcia da Planpincieux verso il rifugio Bertone. Il sentiero sale dolcemente con alcuni tratti tra gli alberi e permette di avere una bella vista sulla valle sottostante. Peccato che il tempo sia molto nuvoloso e una leggera pioggia ci accompagna per un breve tratto di percorso. Sorpassato il Rifugio Bertone prendiamo il sentiero balcone verso il Rifugio Bonatti, sentiero che presenta una ripida salita iniziale molto faticosa ma breve. Forse la stanchezza e il poco cibo dei giorni precedenti o il fatto che è il primo giorno di cammino, mi fanno sembrare quella salita interminabile ed estremamente ripida; ma il panorama e le marmotte che corrono e saltano a meno di cinque metri da noi ci fanno dimenticare la fatica. Ecco che iniziamo a scendere e facciamo una breve sosta al Col Sapin per consultare la mappa, quando arriva verso di noi, correndo, un francese tutto sudato e ansimante con al seguito un piccolo gruppetto di cinque persone. Per un attimo ci preoccupiamo temendo che sia successo qualcosa, ma poi, dopo il “ Bonjour” d’obbligo, continuano la discesa di corsa. Guardiamo un po’ stupiti e con sguardo ironico la scena non riuscendo bene a capire cosa stia succedendo e solo la sera ci viene spiegato che molte persone si stanno preparando per “L’Ultra Trail Tour du Mont Blanc”, che sarebbe il giro del Monte Bianco di corsa!!! Ogni anno verso la fine di agosto circa 2000 persone partecipano a questa massacrante gara: 155km, più di 8500 metri di dislivello, corsa notte e giorno, tempo massimo 44 ore. Ma al vincitore, un cinquantasettenne di Cuneo, ne bastano 21! Raggiungiamo il Rifugio Bonatti a metà pomeriggio poco prima che si metta a piovere. Posto accogliente, in una bella posizione a più di duemila metri, con meraviglioso panorama (quando il tempo è bello), il personale è molto gentile e disponibile, e la cena è molto buona e abbondante, una delle migliori di tutto il giro. Peccato solo per la doccia che è veramente molto breve.

SECONDO GIORNO: Rifugio Bonatti – Relais d’Arpette (5h30 + 1h30 di autobus)

Rifugio Bonatti (2150m) – Arp Nouva (1776m): 1h15;

Arp Nouva (1776m) – Rifugio Elena (2055m): 0h50;

Rifugio Elena (2055m) – Col Gran Ferret (2540m): 1h;

Col Gran Ferret (2540m) – Ferret (1933m): 2h;

Ferret – Orsières – Champex (in bus): 0h30+sosta per cambio bus di 0h30+0h30;

Champex (1466m) – Relais d’Arpette (1627m): 0h20.

Dislivello in salita: 930m;

Dislivello in discesa: 980m.

Forse avevamo sottovalutato le previsioni annunciate il giorno prima dal gestore del Bonatti: “Domani neve sotto i 2500 m”. Ci eravamo guardati e avevamo sorriso come se la cosa non ci riguardasse o non fosse possibile. Dopo un’abbondante colazione, partiamo sotto pioggia e vento, muniti di impermeabile e coprizaino, intravedendo, tra le nuvole basse e la nebbia, delle cime non molto lontane da noi da poco imbiancate. Fango, grandine, forte vento, neve e nebbia fitta sono le parole esatte per descrivere il nostro passaggio in Svizzera attraverso il Col Gran Ferret. Seguiamo in discesa un gruppo di francesi per paura di perdere le tracce e finalmente la nebbia inizia a diradarsi e la neve a sparire per lasciare spazio al sole e a prati fioriti e pascoli. Il sentiero prosegue fino a Ferret e diventa sempre più comodo e pianeggiante. Anche se non fa parte dello spirito del Tour, avendo a disposizione solo 8 giorni, usufruiamo del comodo bus rosso e bianco con l’immancabile San Bernardo disegnato, che ci conduce fino a Champex, dove, con una breve salita, giungiamo al deludente Relais d’Arpette dopo le 18. Meritata doccia bollente e breve riposo prima di una cena a base di fonduta che non ci soddisfa. A nanna presto sperando nel bel tempo per affrontare al meglio la mitica Fenetre d’Arpette.

TERZO GIORNO: Relais d’Arpette – Trient (4h45)

Relais d’Arpette (1627m) – Fenetre d’Arpette (2665m): 3h;

Fenetre d’Arpette (2665m) – Chalet du Glaciers (1583m): 1h45;

Chalet du Glacier (1583m) – Trient (1297m): 1h.

Dislivello in salita: 1050m;

Dislivello in discesa: 1370m.

La giornata sembra fatta apposta per noi. Dopo due giorni di brutto tempo finalmente è arrivato il sole. L’azzurro del cielo e l’assenza di nuvole ci forniscono il coraggio necessario per affrontare questa tappa che, a detta di tutti, è una delle più faticose di tutto il giro. Dopo un breve tratto di avvicinamento su strada sterrata, il sentiero risale lungo un piccolo torrente per poi spianare di nuovo per qualche decina di metri fino a quando si intravede, ben più in alto, ‘la Fenetre’. Da questo momento la strada inizia a salire più velocemente, con un primo tratto in costa e poi attraverso grandi massi su cui arrampicarsi per giungere alla fine alla ripida e pietrosa salita finale. Incredibilmente arrivata in cima senza troppa fatica in sole 2h15, comprensive di 15 minuti di sosta, mi godo lo spettacolare panorama sia verso il ghiacciaio di Trient e il massiccio del Bianco sia verso la valle dell’Arpette fino a scorgere il Gran S. Bernardo. La parte più faticosa è la discesa, veramente interminabile e stancante, molto ripida e pietrosa che mette in difficoltà i muscoli delle gambe già duramente provati dalla salita. All’improvviso, persa ormai ogni speranza, ecco che compare, come un miraggio, lo Chalet du Glacier, sosta d’obbligo per molti escursionisti “arpettiani”. Scendiamo a Trient coi piedi abbastanza doloranti e ci rilassiamo in una bellissima stanza tripla con bagno in camera (incredibile!) al Relais du Mont Blanc. Cena favolosa che riesce a saziare i nostri corpi affamati e piccolo giro per il piccolo paesino svizzero sempre con lo sguardo rivolto all’insù, verso i sentieri che abbiamo già affrontato e quelli che dovremo affrontare.

QUARTO GIORNO: Trient – Les Frasserands (5h10)

Trient (1297) – Col de Balme (2191m): 2h30;

Col de Balme (2191m) – Col des Posettes (1997m): 0h30;

Col des Posettes (1997) – Aiguillette des Posettes (2201m): 0h30;

Aiguillette des Posettes (2201m) – Les Frasserands (1380m): 1h40.

Dislivello in salita: 1200m;

Dislivello in discesa: 1010m.

Riposati e sorridenti lasciamo il miglior alloggio del Tour sotto un bellissimo ma ancora freddo sole. Saliamo molto velocemente per un comodo sentiero nel bosco e, una volta usciti dal riparo degli alberi, sorpassiamo con rapidità la vecchie malghe de Les Herbagères mentre il vento si fa sempre più forte e arriviamo al Col de Balme (dopo solo 1h50) dove troviamo riparo nel rifugio. L’estrema gentilezza e disponibilità cui eravamo stati abituati fino a quel momento ci avevano fatto dimenticare il mondo reale: per fortuna il gestore (francese o svizzero?) del Col de Balme ci aiuta nel ristabilire questo contatto che si stava perdendo trattandoci veramente male e servendoci, in malo modo, un tè cattivo, caro, e su tazze sporche e sbeccate. Tuttavia il panorama è veramente incantevole e in poco tempo ci perdiamo di nuovo nel magico mondo del Col de Balme guardando i monti svizzeri alle nostre spalle e gli incantevoli prati verdi francesi davanti a noi. Pranziamo nel silenzio totale interrotto soltanto dagli scampanellii delle mucche, dai fischi delle marmotte e dal leggero rumore del vento sulle fioriture dai mille colori. Scendiamo lungo il Sentiero Balcone e arriviamo a Les Frasserands molto soddisfatti ma spossati dalle discesa. Ci rilassiamo nel piccolo e accogliente Gitte Le Moulin dove ci meravigliamo di noi stessi per la fame che abbiamo: riusciamo perfino a mangiare uno sformato con uova, patate, cipolle, pane, lardo e con l’immancabile fontina che ci spacciano per formaggio locale.

QUINTO GIORNO: Les Frasserands – Les Contamines (4h + 1h15/1h45 di bus e funivia)

Les Frasserands – Les Houches: in bus 1h – 1h30;

Les houches – Bellevue: in funivia 0h15;

Bellevue(1800m) – Passerella de Glacier (1700m): 0h30;

Passerella de Glacier (1700m) – Col de Tricot (2120): 1h15;

Col de Tricot (2120) – Chalet du Miage (1550m): 0h45;

Chalet du Miage (1550m) – Chalet du Truc (1750m): 0h30;

Chalet du Truc (1750m) – Les Contamines (1161m): 1h.

Dislivello in salita: 620m;

Dislivello in discesa: 1160m.

Forse Chamonix si troverà in una bella posizione, però quanto più bello è un paesino di montagna non invaso dai negozi, dai rumorosi turisti di giornata, avvolto dal silenzio e attorniato da un ambiente non distrutto dagli impianti sciistici? La breve sosta a Chamonix, con una scolaresca di bambini, il traffico cittadino, e il sovraffollamento nel treno ci rende ancor più desiderosi della quiete della montagna. Peccato solo per il tratto di Tour che Marina ha deciso di saltare perché ha letto che c’è un pezzo difficile con scalette e corde (e diciamo la verità: non è molto abile in questi tratti frenata soprattutto dalla paura); ma la giornata è comunque molto nuvolosa e quindi ci consoliamo un pochino. Dopo bus, treno e funivia, più stanchi che in cima alla fenetre d’Arpette, finalmente partiamo verso il Col du Tricot. Dopo una breve discesa arriviamo allo spettacolare ponte sospeso che attraversa il torrente che sgorga dal ghiacciaio di Bionassay. Il sentiero prosegue in salita tra prati fioriti e conduce al Col de Tricot dove forti belati di pecore che corrono all’impazzata ci accompagnano verso la sommità del passo. Purtroppo il forte vento e le nuvole che minacciano pioggia ci impediscono di vedere il panorama e ci fanno scendere velocemente nella piacevole valle del Miage, dove un po’ a malincuore, decidiamo di non fermarci, nonostante avessimo prenotato tre posti in dormitorio per la notte, e di proseguire fino a Les Contamines in modo da alleggerire un po’ la tappa del giorno successivo. Forse è meglio tralasciare la salita al Col du Truc con una crisi di stanchezza di Marina che non ce la fa più a sopportare il peso della zaino. Calmata la mamma con un buon te caldo e un gentile gesto da parte mia (cambio di zaino per la discesa), ripartiamo alla volta di Les Contamines fortunatamente su una comoda strada sterrata, adatta anche alle gambe più stanche e provate dal troppo peso dello zaino.

Con occhi increduli osserviamo ristoranti, negozi sportivi, alberghi e bar. Con una gentilezza e una disponibilità molto difficili da trovare in Italia, una giovane ragazza dell’ufficio informazioni delle Contamines ci prenota tre posti in dormitorio nel vicino rifugio del CAF. Molto carino e curato, con l’unico problema tipicamente francese dei pochi servizi per tante persone, questa Gitte offre una buona e abbondante cena e dormitori piccolini ma graziosi. La sera, temprati dal buon cibo facciamo anche un bel giretto nella cittadina facendo zig – zag tra i mille lumaconi che strisciano sull’asfalto alla vana ricerca di un bar dove bere una camomilla. Rientriamo alla Gitte alle 21e30 e silenziosamente scivoliamo sotto le coperte mentre i nostri compagni di stanza già dormono da tempo.

SESTO GIORNO: Les Contamines – Les Mottets (7h30)

Les Contamines (1161m) – Notre Dame de la Gorge (1210m): 0h45;

Notre Dame de la Gorge (1210m) – Refuge de la Balme (1706m): 1h15;

Refuge de la Balme (1706m) – Col du Bonhomme (2329m): 1h45 – 2h;

Col du Bonhomme (2329m) – Refuge de la Croix du Bonhomme (2483m): 0h45;

Refuge de la Croix du Bonhomme (2483m) – Col de Fours(2665m): 0h45;

Col de Fours (2665m) – la Ville de Glacier (1790m): 1h30;

La Ville de Glacier (1790m) – Les Mottets (1864m): 0h30.

Dislivello in salita: 1570m;

Dislivello in discesa: 870m.

Tappa troppo onerosa, fatta solo per alleviare il già lungo tragitto del giorno successivo; tappa spettacolare, che in un solo giorno ci ha portati dai 1100 metri delle Contamines ai quasi 2700 metri del Col de Fours; tappa estremamente varia ed entusiasmante con attraversamento di piccoli nevai e con riposo in variopinti prati fioriti…in poche parole la migliore tappa di tutto il giro! Certo, più di 1600 metri di dislivello di sola salita in un solo giorno sono tanti, forse troppi (e quasi quasi ci sentivamo pronti per l’ Ultra Trail ), ma la nostra fatica è stata ben ripagata dagli affascinanti panorami lungo tutto il percorso. Velocissimi in salita come sempre (sono le discese il nostro problema più grande), in sole 2h40 raggiungiamo il Col du Bonhomme e da lì proseguiamo lungo un’avvincente diagonale su terreno roccioso fino al rifugio de la Croix du Bonhomme dove ci prendiamo un’abbondante zuppa calda superpepata che è stata allungata con qualche litro di acqua di troppo e, come dei francesi doc, un dessert a base di formaggio. Un’altra salita fino a Col de Fours, punto più alto di tutto il giro coi suoi 2665m, e poi, dopo una breve incertezza per mancanza di segnaletica, iniziamo una lunghissima discesa che in più di due ore e mezza ci porta a Les Mottets. Rifugio bellissimo, il mio preferito, con un’atmosfera particolare, pieno di gente, con dormitori da 40 posti letto uno vicino all’altro senza luce né riscaldamento, due w.c. e tre docce per un centinaio di persone. Ma cena superabbondante e deliziosa, con grandi tavolate e pentoloni, accompagnata dal suono della fisarmonica del gestore e dagli allegri canti degli escursionisti che consumano, aiutati anche dal vino, le sorprendenti energie rimaste loro dopo lunghe e faticose giornate di cammino. Sembra quasi che, nella calda e festosa atmosfera della sala da pranzo, ogni singolo individuo condivida con tutti gli altri quelle magiche emozioni che ha provato durante il suo cammino.

SETTIMO GIORNO: Les Mottets – La Maison Vieille

Les Mottets (1864m) – Col de la Seigne (2513m): 1h45;

Col de la Seigne (2513m) – Rifugio Elisabetta (2197m): oh50;

Rifugio Elisabetta (2197m) – Lac de Combal (1953m) – Lac de Vesses (2323m) – quota 2420m – Maison Vieille (1956m): 3h.

Deviazione: Lac de Combal (1953m)– Lac du Miage (2017m): 0h30 (andata/ritorno).

Dislivello in salita: 1110m + 60m di deviazione;

Dislivello in discesa: 1020m + 60m di deviazione.

Dopo una lunga ma non eccessiva coda per il bagno, partiamo abbastanza rilassati dando fiducia alle parole di Marina: ”Oggi salita solo fino al Col de la Seigne e poi tutta discesa”. Il cielo ha voluto premiarci della lunga tappa percorsa il giorno precedente regalandoci una fantastica giornata di sole. Sentiero sempre tra prati fino al Col de la Seigne dove lasciamo definitivamente la Francia. In poco tempo tutti gli escursionisti stranieri incontrati fino a quel momento (in tutto il giro ci siamo imbattuti in soli sei italiani) spariscono chissà dove e ci troviamo circondati da una miriade di italiani fracassoni che, muniti di giacche a vento superfirmate, scarponi da montagna ultratecnici e con abbigliamento da Polo Nord, compiono la loro rituale gita domenicale in montagna per andare a pranzare al vicino rifugio. Salutiamo senza ricevere nessuna risposta e ci consoliamo con lo splendido laghetto glaciale del Miage, piccola deviazione assolutamente degna di merito. Intanto fanno capolino neri nuvoloni accompagnati da un fortissimo vento abbastanza freddo. La sorpresa è che il sentiero sale (mancano ancora 2h30 alla Maison Vieille) e noi, già psicologicamente preparati solo a scendere e stanchi dalla lunga tappa del giorno precedente, saliamo con moltissima fatica di nuovo fino a 2400 metri, da dove il panorama è veramente spettacolare. L’ultimo tratto di discesa è interminabile, le soste sono continue e di certo non veniamo aiutati dal forte vento che continua a soffiare, e non si sa come, sempre nella direzione opposta alla quale stiamo andando noi. La sera, dopo una bella doccia calda e una tisana bollente, nella caratteristica sala da pranzo della Maison Vieille, divoriamo un abbondante e buono piatto di spaghetti al pomodoro. Ma un senso di tristezza aleggia su di noi…forse ci manca la cucina francese con i suoi piattoni di verdura e con le gustose zuppe calde, forse la bella atmosfera trovata negli altri rifugi o forse semplicemente comprendiamo che il nostro giro sta per concludersi e che stiamo per tornare alla nostra vita di sempre.

ALCUNE INFORMAZIONI UTILI:

Mezza pensione: dormitorio 40 euro, camere doppie 50 euro.

  • Relais d’Arpette (1627m, Svizzera): (0041)27 783 12 21, info@arpette.ch.

Mezza pensione: dormitorio 35 euro, camere quadruple 44 euro, camere doppie 50 euro (prenotazione consigliata).

Mezza pensione: dormitorio 35 euro, camera doppia(con bagno e cucina) 42 euro (prenotazione consigliata).

Mezza pensione: dormitorio 31 euro.

  • Refuge du CAF (1161m, Les Contamines, Francia): (0033) (0)4 50 47 00 88.

Mezza pensione: dormitorio 37 euro (+1.50 per la doccia calda), sconto per soci CAI e sconto del 20% per giovani sotto i 25 anni (prenotazione consigliata).

Mezza pensione: dormitorio 35 euro.

  • Maison Vieille (1956m, Italia): (0039) (0)1 65 80 93 99 / (0039) 328 05 84 157.

Mezza pensione: dormitorio 40 euro.

  • Refuge de Miage (1550m, Francia): (0033) (0)4 50 93 22 91

Mezza pensione: dormitorio 36 euro

Mezza pensione: dormitorio 39 euro.

Mezza pensione: dormitorio 40 euro (sconto per soci CAI).

 

 

 

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