Trekking in penisola sorrentina (giugno 2009)

Forse una vena di incoscienza ci vuole per compiere certi viaggi, forse partire a metà giugno sotto un sole cocente, senza un posto dove dormire, senza indicazioni precise, con sentieri indicati malissimo e senza una mappa che ci fosse d’aiuto ha reso il nostro trekking più avventuroso e più ricco. Abbiamo vissuto una settimana fantastica, magica, indimenticabile, abbiamo condiviso emozioni e paure, ma soprattutto abbiamo camminato, camminato e camminato, con una sola meta, quella di percorrere a piedi tutta la penisola sorrentina fino a punta Campanella, da dove abbiamo potuto ammirare la ormai vicinissima isola di Capri e più in là solo il mare…

1° giorno:

Cava dei Tirreni – Corpo di Cava (406 m): 10 minuti in bus;

Corpo di Cava (406 m) – Santuario dell’Avvocata (873m): 3h;

Santuario dell’Avvocata (873m) – Maiori: 1.30h;

Dislivello in salita: 500m;

dislivello in discesa: 900m.

Dopo una notte insonne in treno, arriviamo all’alba a Cava dei Tirreni e da lì, percorrendo pochi chilometri in bus, giungiamo a Corpo di Cava, l’inizio del nostro trekking. L’aria fresca ma, con nostra sorpresa, molto umida ci dà il benvenuto in terra campana. Sotto un sole appena sorto, con i nostri pesanti zaini da montagna sulle spalle, ci mettiamo in marcia pronti per la prima giornata di cammino. Il sentiero parte sulla destra dopo un ponticello vicino alla Badia e sale nel bosco attraversando castagneti e una fitta vegetazione verdeggiante. Il bosco si dirada e si prosegue per un lungo tratto tra fioriture coloratissime e viste sulla costa. Peccato solo che il bellissimo panorama sia in parte nascosto da una fitta nebbia che fa intravedere solo a tratti il paesaggio sottostante. Dopo una ripida salita e un lungo pezzo in piano, perdendoci per ben due volte, arriviamo al Santuario dell’Avvocata, collocato in una posizione magnifica, a più di 800 metri, con uno splendido affaccio su tutta la costiera ma, nel complesso, rimaniamo un po’ delusi: ci sono rifiuti ovunque e l’intera struttura sembra trascurata e lasciata andare. Lì abbiamo il primo assaggio della gentilezza e dell’ospitalità campana e condividiamo con quattro simpatici ed allegri signori di Regnano del buonissimo vino locale. La discesa dal monte, anche se lunga, non è per niente faticosa e in poco più di un’ora siamo già a Maiori dove troviamo posto in un piccolo alberghetto molto carino e curato. La sera, mentre ci rilassiamo camminando lungo la spiaggia, riusciamo ad assaporare le usanze popolari e le tradizioni religiose degli abitanti di questo piccolo paesino che sono rimaste intatte nonostante il turismo: così ci soffermiamo a guardare la lenta e partecipata processione per la festa di S.Antonio che termina con degli spettacolari fuochi d’artificio.

2° giorno:

Maiori – Minori: 0.10h;

Minori – Ravello (365m): 1h;

Ravello – Atrani: 0.30h;

Dislivello in salita: 400m

Dislivello in discesa: 400m

Tappa breve ma molto faticosa. Miracolosamente troviamo nell’ufficio turistico di Minori la tanto agognata mappa dei Monti Lattari. I 1300 gradini fino a Ravello, sotto un sole cocente già di primo mattino, ci distruggono. Arriviamo sudati, e anche un po’ puzzolenti, nel paesino e, per farci notare ulteriormente, ci accampiamo in mezzo alla piazza, proprio vicino a dei curatissimi bar, dividendo in tre una buonissima pizza margherita. Riusciamo perfino ad attirare l’attenzione di un numeroso gruppo di turisti stranieri : “Non disturbateli, lasciateli mangiare in pace tanto non vi daranno nemmeno un pezzo di pizza”, dice la guida in un inglese maccheronico e gli fa eco una rumorosa risata e più di venti volti che si girano verso di noi. Paesi di questo genere proprio non si addicono a noi, il caldo soffocante e la folla di visitatori che ostruiscono i vicoli, ci stancano più di una ripido sentiero di montagna. Forse camminare in solitudine tra silenzio ed ampi paesaggi rende poi difficile apprezzare la bellezza di un piccolo paese collocato in una posizione magnifica ma troppo affollato e rumoroso per i nostri gusti. Dopo aver visitato la bellissima Villa Rufolo, iniziamo la spettacolare discesa verso Atrani tra viti e piantagioni di limoni. Liberatici dei nostri zaini nell’ostello di Atrani, ci confondiamo tra la folla di turisti di Amalfi e ci concediamo una rilassante visita del duomo e del chiostro e una meritata cena in un ristorantino.

3° giorno:

Atrani – Amalfi: 0.20h;

Amalfi – Valle dei Mulini – Valle delle Ferriere – Monte Murrillo (866m): 3h;

Monte Murrillo(866m) – S.Lazzaro (671m): 0.45h

Dislivello in salita: 900m;

Dislivello in discesa: 300m.

Trovare dei luoghi magici incastonati in una valle nascosta è qualcosa che riempie di gioia, che dà un senso di scoperta e di conquista, soprattutto se non si è nemmeno a conoscenza dell’esistenza di questi spettacoli naturali. Lasciata Atrani, da Amalfi imbocchiamo sulla destra il sentiero della Valle dei Mulini che, dopo un breve tratto soleggiato tra terrazzamenti e piantagioni di limoni, entra nel bosco e segue il corso del torrente tra cascatelle abbondanti d’acqua e vegetazione rigogliosa e verdeggiante. Purtroppo le indicazioni sono pessime, ci sono cartelli che compaiono e scompaiono, segnalazioni di sentieri che non esistono nelle mappa e continue diramazioni. Tuttavia perdersi a volte viene premiato: è proprio così che scopriamo la Valle delle Ferriere, il vero tesoro di questo terzo giorno di cammino; valle strettissima circondata da alte pareti rocciose con una vegetazione molto fitta e selvaggia, valle spettacolare avvolta dal silenzio della natura, valle incantevole che sembra aprire le porte verso altri mondi, valle incontaminata incastonata nel cuore della costiera amalfitana. E’ una delle tappe più belle di tutto il trekking, anche se continuiamo a smarrire la strada fino alla fine: un po’ supportati dalla fortuna e un po’ grazie a Massimo che va in avanscoperta per tutti i bivi alla ricerca del segno bianco e rosso, giungiamo al Monte Murrillo e da lì scendiamo fino a S.Lazzaro di Agerola, un paesino anonimo ma posto in una posizione favolosa con un panorama ampissimo su tutta la costiera fino alla lontana isola di Capri. Stanchi, ci corichiamo nel grande e confortevole ostello Beata Solitudo dopo una magnifica cena in un piccolo ristorante del paese.

4° giorno:

S.Lazzaro (671m) – Bomerano (638m): 1.30h(attraverso l’orrido di Pino);

Bomerano (638m) – Nocella (420m): 2.30h;

Nocella (420m) – Monte Pertuso – Positano: 1h.

Dislivello in salita: 400m;

Dislivello in discesa: 800m.

“Domani avrete una tappa facile e breve” ci aveva detto il giorno prima il gestore dell’ostello. Così partiamo tranquilli e rilassati alla volta di Bomerano sottovalutando il lungo tragitto da percorrere. I primi 5 chilometri per arrivare in questo paesino sono terribili, passiamo tra rovi e felci giganti, vegetazione che diventerà ricorrente nei nostri ultimi giorni di trekking. Rifocillati con dei buoni dolcetti del panificio di Bomerano e rinfrescati abbondantemente nella fontanella della piazza, sfidiamo il bollente sole di mezzogiorno muniti di cappellino, crema solare e tanta tanta acqua. Il sentiero che da Bomerano conduce a Nocelle e da lì a Positano è noto come Sentiero degli Dei. Il nome parla da sé: è un sentiero che, rimanendo sempre in cresta, si snoda tra ginestre profumate e fioriture multicolore e si affaccia su tutta la costiera offrendo un panorama veramente divino. Il caldo è terribile, c’è pochissima ombra e tutte le nostre precauzioni non sono sufficienti: arriviamo sfiniti a Nocelle, dove persino un cane, fortemente provato dal sole, fa un bagno rinfrescante in una fontanella dedicata alla Madonna. Nella discesa a Positano via Monte Pertuso è come se fossimo in trance, utilizziamo le ultime energie che il sole non ci ha prosciugato per camminare veloci su una brutta ed interminabile strada asfaltata fino a raggiungere la nostra meta, Positano. Qui, di nuovo a contatto con la civiltà, il rumore e le folle di turisti, fuggiamo dal paese che ai nostri occhi non appare come una ridente cittadina sul mare ma come un affollato suq tunisino e presto ci ritiriamo nella nostra stanza.

5° giorno:

Positano – S. Maria del Castello (388m): 1h;

S.Maria del Castello (388m) – Monte Comune (877m): 0.40h;

Monte Comune (877m) – Monte Vico Alvano (642m): 1.30h;

Monte Vico Alvano (642m) – Colli S. Pietro (315m): 0.40h.

Dislivello in salita: 1100m;

Dislivello in discesa: 700m.

“Scusi da dove parte il sentiero per il Monte Comune?”, chiediamo la mattina al gestore dell’albergo. “Monte Comune? Intende il comune di Positano?”. Noi ci guardiamo, timidamente indichiamo il grande monte che si staglia proprio sopra Positano, ringraziamo con un sorriso di circostanza, e ci mettiamo in marcia alla ricerca del sentiero con la nostra fedele ma, non troppo utile, cartina sperando che anche oggi la fortuna sia con noi.

Quando si cammina e si raggiunge lentamente una meta, assaporando i colori e gli odori lungo il tragitto, cambia la percezione dei paesaggi e degli ambienti che si incontrano: arrivare in cima al Monte Comune dopo una lunga e faticosa salita ci ha permesso di far nostro il meraviglioso panorama di cui si gode dalla sommità. Abbiamo conquistato la cima del monte, ormai un esteso pascolo abbandonato coperto di erba alta ed incolta, ci siamo meritati questa veduta indescrivibile. Davanti a noi si estende tutta la penisola sorrentina i cui contorni ora sono ben definiti: sulla sinistra la costa fino a Capri i cui faraglioni sembrano sempre più vicini, a destra, per la prima volta, fanno la loro apparizione il Golfo di Napoli, Sorrento e i numerosi paesini del comune di Massa Lubrense. E’ come se il tempo si fosse fermato, se fossimo stati privati della dimensione temporale, se passato, presente e futuro si fossero fusi assieme e potessero essere osservati contemporaneamente da questa cima: dietro di noi i luoghi già esplorati e scoperti, davanti a noi i sentieri ancora da percorrere, da conoscere, da comprendere fino a Punta Campanella, confine estremo e meta fisica e spirituale del nostro trekking. Rovi, sole ardente, caldo soffocante, felci enormi, vegetazione selvaggia, sentieri poco battuti, non segnalati e quasi invisibili, nascosti da una natura che sovrasta e cancella qualsiasi traccia umana, ci accompagnano per il resto del percorso lungo l’incantavole discesa e la risalita al Monte Vico Alvano fino a raggiungere il paesino di Colli S. Pietro.

6° giorno

Colli S. Pietro (315m) – Fontanelle: 0.30h;

Fontanelle – S.Agata Due Golfi: 0.10h in bus;

S.Agata Due Golfi – Marina del Cantone: 0.35h in bus.

Marina del Cantone – Nerano (169m) – Baia di Ieranto: 1h;

Baia di Ieranto – Nerano (169m) – Marina del Cantone: 1.15h.

Ripresi dal caldo e dalle scottature del giorno precedente, ci svegliamo alle 6.30 pieni di energie con lo scopo di arrivare a piedi fino alla Baia di Ieranto. Progetto un po’ ambizioso, forse troppo. Ben presto i nostri buoni propositi si scontrano con la dura realtà dei fatti: a piedi fino a Fontanelle lungo la strada asfaltata, tortuosa e molto trafficata, ci rendiamo presto conto che la nostra impresa non è fattibile: il sentiero che parte da un tortante a circa un chilometro da Fontanelle si dirama in mille bivi e, nonostante Massimo cerchi disperatamente il segno bianco e rosso ovunque, niente sembra esserci d’aiuto. Inutile la mappa, inutile chiedere agli abitanti, che ormai da cinque giorni parlano dei sentieri come di miti lontani, di terre incantate ma inavvicinabili, abitanti che, quando ci vedono sudati e stanchi con il nostro zaino sulla spalle, ci guardano con aria un po’ incuriosita ma di certo non sembrano comprendere il motivo per cui una famiglia veneziana, apparentemente normale, abbia deciso di fare una vacanza, che ai loro occhi appare così faticosa e spossante. Le uniche risposte che otteniamo, spesso confuse ed incomprensibili, sono: “Il sentiero non è di qua, per andare in questo luogo bisogna seguire la rotabile”, “C’è un sentiero ma nessuno lo utilizza” oppure “E’ un peccato che questi sentieri non siano segnati perchè qui ci sono dei posti bellissimi.” In effetti è proprio così, se ci fossero cartelli ed indicazioni precise, delle strutture ricettive riconosciute come punti tappa per gli escursionisti e delle mappe dettagliate con tutti i sentieri, sarebbe un trekking favoloso. Da qualche tempo, a livello locale, ci sono segnali di movimento in questa direzione tramite una maggiore pubblicità della zona per questo tipo di turismo itinerante e tramite un maggior coinvolgimento di ostelli, alberghi, ed agriturismi collocati nel terrritorio. La speranza è che questo progetto si possa diffondere velocemente e possa incentivare una maggior cura e manutenzione di questi sentieri che sono tra i più belli d’Italia. Così, molto a malincuore, tramonta la nostra speranza di percorrere a piedi l’intera penisola e tristi prendiamo il bus fino a S.Agata Due Golfi e da lì, dopo aver avuto un’ulteriore conferma dall’ufficio turistico del paese che il sentiero fino a Recomone non è raccomandabile perchè non battuto in un tratto, proseguiamo sempre su ruote fino a Marina del Cantone. Il pomeriggio lo dedichiamo alla baia di Ieranto, raggiungibile in meno di un’ora da Nerano, dove facciamo un rilassante bagno nella fresca acqua blu del mare. Ma la delusione è tanta, ormai sentiamo di aver spezzato il ritmo, e il nervosismo e i piccoli litigi della sera fanno trasparire questa amarezza ed insoddisfazione per non essere riusciti a portare a termine, come volevamo, il nostro obiettivo.

7° giorno:

Marina del Cantone – Nerano (169m): 0.15h;

Nerano (169m) – Monte S.Costanzo (497m): 1h;

Monte S.Costanzo (497m)- Punta Campanella (36m): 1.15h;

Punta Campanella (36m) – Termini (323m): 1h;

Termini (323m) – Marina del Cantone: 0.30h.

Dislivello in salita: 800m;

Dislivello in discesa: 800m.

Ultima tappa del trekking con un nuovo compagno di viaggio, un cane randagio, da noi soprannominato Boby, che, appena ci vede uscire dal campeggio dove alloggiamo, ci segue. Passato Nerano proseguiamo per un ripidissimo sentiero per circa un’ora, con Boby che fa da apripista, fino alla cima del Monte S.Costanzo. Da lì si continua attraverso una via molto stancante e sassosa, priva d’ombra e con vegetazione bassa lungo la cresta della penisola fino a Punta Campanella, l’estremità della penisola sorrentina, meta del nostro viaggio. Più in là c’è solo Capri che si staglia, a pochi metri da noi, nella sua bellezza e maestosità. Niente più chilometri da percorrere, niente più strade da esplorare, niente più luoghi da conquistare, ormai abbiamo portato a termine la nostra impresa, siamo arrivati là dove più in là non si può andare. Non è stata un’impresa difficile, solo molto faticosa per il terribile caldo che abbiamo trovato – che anche i campani hanno definito eccezionale – e molto stancante per le scarse segnalazioni dei sentieri. Da Punta Campanella, passando per Termini, torniamo a Marina del Cantone con ben quattro cani randagi al seguito. Mentre accarezziamo Boby aspettando l’autobus per Sorrento, i nostri sguardi si incontrano e un senso di smarrimento ci assale: presto torneremo alla civiltà, alle preoccupazioni di tutti i giorni, perderemo il contatto con questo magico mondo fatto di cose semplici e naturali. A quando la prossima fuga? Tra un mese, sui Pirenei…

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