Sotto la neve (13 dicembre 2010, Damasco)

 

Sogno o realtà, lascio a voi la scelta. E’ mattina, Damasco dorme silenziosa sotto un manto di neve che le dona fascino, che la rende misteriosa. Si vede che non è un giorno come gli altri, i rumori sembrano attutiti, persino il traffico è diminuito, per le strade corrono pochi service, qualche taxi e alcune auto…niente clacson, niente manovre folli, gli autisti sembrano più prudenti e cauti. Sebbene oggi ci sia il sole, l’aria è fredda, gelida, soffia un vento secco che penetra nelle ossa. Nell’aria si diffonde un profumo nuovo che invade l’anima, che mi riporta a luoghi lontani, è l’odore della terra bagnata che mai si respira a Damasco. Le strade sono inondate, il terreno non riesce ad assorbire l’acqua, si sono create pozzanghere enormi che rallentano le auto e i coraggiosi pedoni. La neve regna ai lati delle strade, è ormai una neve bagnata, mista ad acqua che rende scivoloso il terreno ma, nello stesso tempo, dona un senso di quiete all’intero paesaggio. E’ arrivato l’inverno, l’abbondante nevicata di ieri ha totalmente trasformato la città, l’ha travestita per un giorno in un luogo incantato, sospeso nel tempo e nello spazio. Il monte Qasiun tutto bianco s’erge nella sua imponenza, assume un’importanza maggiore, e tutti i quartieri lungo le sue erte assomigliano a piccoli paesini di montagna arroccati. E’ strano vedere le moschee bianche, ricordano le piccole chiesette dell’Alto Adige; il canto del muezzin, al posto di quello delle campane, sembra essere la voce della terra che ringrazia per l’inaspettata nevicata. Suoni nuovi dominano questa nuova Damasco, il rumore delle acque che scorrono, è una delle sette ramificazioni del fiume Barada che, all’altezza del ponte del Presidente (Jisr al Rai’is), discende veloce scrosciando. Ha acquistato vita dopo mesi di completa siccità, improvvisamente sono apparse le acque che dolcemente scendono lungo il letto del fiume.

Forse però la cosa più bella è osservare le persone, i damasceni abituati al caldo, all’estate, alla siccità. Camminano per le strade tremando, hanno un abbigliamento inadatto, strano, c’è chi indossa un cappotto di due taglie più grandi, chi invece ha solo un maglione e si affretta lungo la strada alla ricerca del primo service libero. I poliziotti e i militari lungo la strada per controllare che non ci siano disordini non fanno niente per nascondere il loro disagio di fronte al vento gelido, c’è chi cerca di scaldarsi le mani tenendole dentro il cappotto, oppure avvicinandole alla bocca e soffiandoci sopra, ma i loro visi sono rossi, il vento non li risparmia e il pallido sole non riesce a riscaldarli. Le siriane si affrettano verso la aule universitarie attraversando marciapiedi ricolmi di neve e acqua. Hanno le solite scarpette, ballerine e stivali di finta pelle, niente che riesca a salvarle dall’acqua e dal freddo. Spesso il velo non è sufficiente contro la gelida brezza, ci sono ragazze con dei buffi cappelli rosa, bianchi, fucsia col ponpon, sopra il velo; altre, svelate, preferiscono sfidare l’inverno pur di non rovinarsi la messa in piega appena fatta.

La vita continua ma a ritmi più lenti, molti negozi sono ancora chiusi a mezzogiorno, ci sono uomini che stanno lavando i pavimenti, altri sono sopra i tetti rimuovono la neve, hanno paura che il tetto crolli, che non regga il peso dell’abbondante nevicata. In molte case è entrata l’acqua, in alcuni quartieri è saltata l’elettricità. La città non è preparata per il freddo, per la neve, persino gli alberi, seccati dal sole e dalla siccità, non hanno retto cinque centimetri di neve; lungo l’autostrada, a Mezzeh e nel parco Tishreen, diventa difficile camminare, le strade sono irriconoscibili. Interi alberi sono crollati, ci sono rami, foglie, tutto è per terra e devono ancora arrivare gli addetti ai lavori. Siamo in Siria, tutti i ritmi sono dilatati. I ragazzi impazziscono, corrono, fanno battaglie di neve, costruiscono pupazzi al parco, non è come da noi, in Italia, al nord, dove la montagna è vicina, fa parte del nostro mondo, del nostro inverno. Qui siamo in un’oasi in mezzo al deserto.

I venditori ambulanti lungo le strade sono circondati da mille persone, Shamsie  tutto sembra svanire, il sogno si dissolve, la neve si scioglie, scende più veloce, come un torrente lungo le strade, sono di nuovo undici gradi, ma sullo sfondo, imponente, il monte Qasyun innevato sembra voler testimoniare questo giorno fuori dall’ordinario, questo giorno in cui anche Damasco ha voluto rivelare, per un attimo, questa sua anima invernale, così seducente e attraente.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...