Le colonie

Prima di venire in Palestina non avevo davvero idea di che cosa fossero le colonie, nel mio immaginario pensavo fossero alcune case costruite illegalmente in territorio palestinese in cima alle colline. Niente di più. Non pensavo che le colonie fossero delle vere e proprie città, alcune con una popolazione di 60.000 abitanti….non è incredibile pensare ad una colonia israeliana con una popolazione come quella di Venezia? E non è finita qui. Le colonie sono delle vere e proprie città, viaggiando attraverso la Cisgiordania ci si può davvero rendere conto dell’estensione che può raggiungere un insediamento israeliano. La colonia di Maale Adumim, nel percorso tra Betlemme e Ramallah fa davvero paura, si staglia in alto, in cima ad una collina: gli edifici sono alti, palazzoni a più piani e i tetti rossi spioventi….mentre la case palestinesi hanno il tipico tetto piatto per raccogliere l’acqua piovana.

Ma c’è dell’altro: molte colonie in realtà non sono ancora completamente abitate. Abu Ghneim (mi piace usare il nome arabo che indica la collina di pini che esisteva prima della costruzione di questa terribile colonia) sorge proprio nel territorio compreso tra la linea verde e il muro di separazione, quindi in quell’area che è stata strappata al popolo palestinese dopo la costruzione del muro. Solo il 40% delle case è abitato.

Anche nell’insediamento di Gillo, poco più lontano, di sicuro ci sono case libere anche se non sono riuscita ancora a caspire quante. Secondo quanto mi racconta un mio amico “I primi giorni in cui mi sono trasferito a Beit Jala, un villaggio palestinese proprio di fronte a Gillo, ero sorpreso perchè tutte le luci delle case di questa colonia erano illuminate. E devo ammettere che mi facevano impressione, sembrava di avere dei fari continuamente puntati su di me, come se i coloni mi potessero sempre controllare e fossero lì pronti per attaccarmi”. Continua: “Solo dopo qualche settimana mi sono accorto che in realtà alle 19 si accendevano contemporaneamente tutte le luci di Gillo”. Di sicuro come forma di pressione psicologica sui palestinesi.

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