Eid al-Adha: la vigilia

Donne anziane cercano di farsi largo tra la folla, giovani madri tengono vicine a sé i propri figli, i fratellini più piccoli in braccio alle sorelle più grandi, che a loro volta cercano di non perdere la presa della madre. Saldi, saldi. Borse a 15 shekel. Una catena umana, una lunga fila di persone. Donne velate, in carne, caricano sulla testa grossi sacchi di cibo e vestiti. Aspettano impazienti di passare, spingono, protestano. Tutto a trenta shekel, tutto a trenta shekel. “Dove sei? Io sono nella strada del suq”. Un giovano padre chiama al telefono la moglie. Si sono persi, nella folla. Chissà quando si ritroveranno. Polli freschi, polli freschi, labne labne. Giovani ragazzi entrano nei negozi di vestiti, comprano pantaloni, magliette, giacche. Cinture di pelle, cinture di pelle. I bambini più piccoli si fermano davanti alle bancarelle di giocattoli, peluche, fucili e pistole finte. Piangono. La mamma compra. Dolci, dolci, cioccolatini. Lunghe code davanti ai negozietti di cibo, dal dolce al salato. C’è chi mangia una pannocchia lessa, chi compra il ful (fave) e l’hummus (ceci). Chi spinge per passare avanti, chi cerca di farsi largo con dei carrelli della spesa. Chi invece approfitta della fila per guardarsi intorno e fermarsi a comprare. Tutti hanno almeno un sacchetto in mano, i tipici sacchetti di plastica neri che ho visto solo in Medio Oriente. Cetrioli locali, cetrioli locali. Sconti, sconti. Tutti comprano, vestiti, giocattoli, borse, frutta, verdura. E’ una corsa, una gara per gli ultimi acquisti, di chi compra di più. Le strade sono bloccate, straripanti di gente, rumorose. I venditori urlano, invitano la gente a comprare, addobbano le vetrine dei negozi, riempiono di merci gli scaffali. Giocattoli, giocattoli. Tutto a 10 shekel. Un giovane ragazzo suona la chitarra ma la sua voce è coperta dal rumore della gente e dei commercianti. E’ la vigilia della Eid al-Adha, una delle più importanti festività dei musulmani, che ricorda il sacrificio sostitutivo effettuato con un montone da Abramo, che aveva dimostrato la totale ed indiscussa sottomissione alla volontà di Dio, essendo pronto a sacrificare il figlio Isacco.

Oggi Betlemme sembra un’altra città.

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