Stagioni

E’ comparso dopo una curva, sulla strada che collega Betlemme ad Hebron. E’ giunto inaspettato, dopo tanti mesi di attesa. Anche l’anno scorso mi era fuggito, solo in Italia a novembre ero riuscita a vederlo, ma troppo velocemente, troppo improvviso. L’autunno esiste anche in Palestina. Ma si manifesta silenzioso, si mimetizza. L’ho scoperto per caso, lontano da Betlemme.

Il freddo invece è giunto veloce, inaspettato. Il sole ha smesso di scaldare, le nuvole l’hanno coperto, nascosto. La pioggia è arrivata una sera, accompagnata da tuoni e fulmini. La corrente è saltata, le strade si sono allagate, il suolo ha emanato il profumo di terra bagnata. Avevo bisogno.

Ho bisogno della natura, della pioggia, del cambiamento delle stagioni. Della primavera, dell’estate, dell’autunno. Della montagna, della natura selvaggia, dei boschi, del verde. Del rumore dei ruscelli, del fruscio del vento, dello scricchiolio delle foglie secche. Sento la necessità di camminare nei sentieri montani, di vedere i fiori germogliare, schiudersi, fiorire, seccarsi e cadere. Di ascoltare il silenzio della natura.

Forse è giunto il momento di partire, di cambiare ambiente. Due anni di Medio Oriente forse sono troppi. Troppo deserto, troppa siccità, troppo rumore ed inquinamento.

Intanto mi concedo una piccola vacanza: domani si parte per il Golan. Occupato da Israele nel 1967. In Palestina non si smette mai di parlare di politica.

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