Incroci di lingue

La prima cosa che più mi attrae quando arrivo in un posto nuovo è la lingua. Soprattutto se si tratta dell’arabo. A Majdal Shams (Golan siriano occupato)  gli abitanti parlano un arabo duro, con la “qaf” pronunciata ed enfatizzata, un accento strano e per niente dolce…..nulla a che vedere con il dialetto damasceno, che sembrava cantato, con l’allungamento di tutte le finali e l’addolcimento delle consonanti dure.

Dopo più di quarant’anni di occupazione israeliana la lingua araba di questa regione ha subito un forte influsso dell’ebraico. Gli abitanti sono bilingui, studiano arabo ed ebraico a scuola. Le insegne e i menù dei ristoranti e dei bar sono solo in ebraico. “Non è necessario scrivere il menù in arabo, lo diciamo a voce” mi spiega la cameriera drusa siriana di un piccolo locale a Mas’ada (uno dei cinque villaggi drusi del Golan), in un arabo stentato. Ordiniamo da mangiare e scrive in ebraico. Stranissimo. Surreale.

“Usiamo sempre l’ebraico nella nostra vita quotidiana” mi racconta Amal, un ragazzo druso di Majdal Shams – Lavoriamo con gli ebrei, e molti vengono nel nostro villaggio per mangiare al ristorante o trascorrere le vacanze”. Di conseguenza la lingua araba non può che esser stata contaminata.

Il pronome “Io”, Ana in arabo, diventa Anì, come in ebraico. Lo stesso vale per la parola “va bene”. Beseder, beseder. Li ascolto mentre parlano e non posso che stupirmi.

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