In autostop, incontri

Entro in auto, sorrido e ringrazio. Dal Monte delle Beatitudini a Tiberiade sono una decina di chilometri e di autobus ce ne sono pochi. Meglio l’autostop. In Israele è molto diffuso e per una ragazza sola – che sembra israeliana, almeno così mi dicono –  è molto facile trovare un passaggio.

“Shalom” mi saluta il signore che mi ha dato il passaggio. “Shalom” rispondo, ma appare subito chiaro che israeliana non sono. Lui inglese non lo parla. La conversazione continua con le quattro frasi di ebraico che conosco. Poi si blocca, in un imbarazzante silenzio.

Sembra che il signore – di cui purtroppo ho scordato il nome – voglia dirmi qualcosa ma che non ne abbia il coraggio. Poi improvvisamente mi dice timidamente. “I am Palestinian”. Sorrido, gli rispondo in arabo, lui mi stringe la mano entusiasta e continuiamo a parlare per tutto il viaggio.

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2 risposte a “In autostop, incontri

  1. Ma non avevi paura che ti potesse violentare?? (non perché sia arabo, ebreo, italiano o cinese ma perché eri una donna sola nella sua automobile)

  2. Mi sembra di vederti… come se quello che descrivi diventasse film all’istante.

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