Incontri al di là della Linea Verde

“Ti ricordi di me? Ci siamo visti a Beit Sahour”. Basil era da un po’ che mi osservava, ed io facevo lo stesso. Ma pensavo di averlo scambiato per qualcun altro: di solito i miei amici palestinesi della Cisgiordania non hanno il permesso di entrare in Israele. “Sono qui con gli scout di Beit Sahour, non era mai successo che riuscissimo ad ottenere tutti quanti il permesso”. Con lui ci sono una trentina di ragazzi, tutti di Beit Sahour, tutti tra i 18 e i 23 anni. “E’ la prima volta che veniamo tutti quanti a Tiberiade” mi racconta visibilmente emozionato George, l’accompagnatore. E così decido di unirmi a loro per una serata diversa dal solito. Mi invitano a salire con loro in una barca, “una barca per arabi” come la definirebbero gli abitanti israeliani. Una coda lunghissima, 25 shekel, un posto a sedere in una grande ed affollata imbarcazione a motore, ed una musica martellante senza sosta. In Italia sarei inorridita di fronte ad una proposta simile. Ma qui siamo in Palestina, tutto è diverso.


E’ buio, di Tiberiade si scorgono solo le luci, la luna piena si riflette nel lago, i ragazzi nella barca cantano e ballano la dabke (la danza tipica palestinese). Le famiglie accanto a loro li accompagnano col battito delle mani.

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