Ritorno, spaesamento

La partenza è arrivata, veloce, improvvisa, inaspettata. Ultimi giorni alla ricerca di recuperare il tempo perso, di stabilire contatti ed amicizie con le persone. Ultimo mese e mezzo alla ricerca di una Palestina che non avevo conosciuto. Ma la partenza è avvenuta senza che me ne rendessi conto, senza che ci fosse il momento dello stacco.
Una piccola festa, il “See you soon, in Sha’ allah, party”, un frettoloso saluto a colleghi ed amici e subito verso l’aeroporto. Tre ore di volo, fino a Roma e lì, per la prima volta rimango da sola, a pensare. E comincio a capire che la Palestina è ormai geograficamente lontana: il qui e il lì si sono invertiti all’improvviso, mi hanno lasciato senza un equilibrio. La mia esperienza “lì” è finita, ora inizia qualcosa di nuovo, di incerto, “qui”.
Me ne sono resa conto mentre camminavo in aeroporto, a Roma, alla ricerca del gate, attorniata da gente che parlava italiano, da viaggiatori in ritardo, da coppiette eleganti che si fermavano a guardare le vetrine addobbate per Natale. Eravamo in una bolla, “lì”, nel nostro piccolo ufficio di Beit Sahour che ci proteggeva e ci dava la forza di vivere. Ma la bolla si è rotta e in sole tre ore di volo mi sono ritrovata in un’altra realtà.
Solo ieri ero da Shirin, nel villaggio di Husan, a parlare della tragica storia della sua famiglia….solo ieri. E qui la gente cammina per strada come se niente fosse, come se i valori fondamentali nella vita fossero il lavoro e i soldi.

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