La vigilia della partenza: preparativi

Il giorno che precede la partenza è sempre il più difficile, il più duro. Mi sento sospesa, quasi annullata, mentre preparo il bagaglio, mentre cerco di far stare in 8 chili libri, pantaloni e medicine. E’ strano, è sempre così. La vigilia della partenza mi agita, mi rattrista, mi spaventa. Mi chiedo cosa mi abbia spinto a partire, abbandono la certezza per l’incertezza, il conosciuto per lo sconosciuto. Gli stessi pensieri, che fino al giorno prima mi avevano dato la forza ed il coraggio per scoprire nuove realtà e nuovi mondi, si trasformano in una forza negativa che mi blocca. Respiro, apparentemente un respiro tranquillo, rilassato, ma che nel profondo rivela ansia, paura, incertezza. Cerco di sorridere, di scherzare, ma sono più silenziosa del solito, più consapevole. Mi sento sospesa, immobile, incapace di riflettere ed agire. Ma sono emozioni passeggere, che spariscono non appena rimango da sola, nel gate di un aeroporto, nella carrozza del treno. Saluto i genitori, gli amici e parto. Torno a sorridere e a pensare. Ed è proprio in questi momenti, quando mi trovo in una sorta di limbo, in aereo, in treno, sospesa tra due mondi spesso così diversi e contraddittori, che riesco davvero a capire meglio me stessa, pensando a quanto ho lasciato e alla nuova realtà che incontrerò. Domani si vola a Tel Aviv, domani si torna in Palestina.

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