Nuova casa

La casa è più spartana di come me la ricordavo, ma è affascinante. E’ costruita con mattoni di fango, ha il soffitto alto, il tetto è di bottiglie di plastica e frasche di palma. Il salone è enorme, ha una grande palma di datteri all’interno, che poi sbuca dal tetto. C’è un’amaca appesa tra due pali che sostengono l’intera struttura. Qualche divano, un camino, cartine ed antichi arnesi appesi alle pareti. Niente pavimento, c’è terra battuta. Niente porte, solo delle arcate che conducono direttamente ad un lavabo esterno. Questa è la cucina. Niente gas, si cucina con la legna. Bellissimo. Una piccola doccia. “C’è l’acqua calda” mi dice contento Daze, unico inquilino fisso della casa che vive qui da sei mesi. E mi spiega. “ Si scalda questo bollitore che tiene quattro litri di acqua e si mette l’acqua in un catino”. Che lusso. Camere con sei letti, due letti a castello di tre piani. Stanotte sarò sola ma ogni giorno gli ospiti cambiano. Bagno alla turca normale, ovviamente carta igienica nel cestino e non nel water, e per “tirare l’acqua” si riempiono delle bottiglie. La casa è aperta a tutti, ci sono palestinesi che vanno e vengono. I vicini devono avere delle pecore, in casa c’è puzza di letame, e i belati sono fortissimi. E anche un cane. I miei vicini un po’ più lontani mi mostrano un agnellino nato da soli cinque minuti. E’ ancora tutto sporco, cammina a mala pena e ha ancora il cordone ombelicale. Noi invece abbiamo una cammella e anche un cammellino di solo un mese. Dolcissimo. E un gatto gironzola per casa, ma non è nostro. Il supermercato più vicino è a dieci minuti a piedi, ma è piccolo piccolo, mi dicono. Quello più grande è un po’ più lontano. Ma si prende l’auto, mi dicono di nuovo. Eccoci in strada a fare l’autostop. Dopo venti minuti al buio, sulla strada, con un cellulare in mano per farci notare dalle auto nella speranza che si fermino, Daze mi dice: “E’ troppo tardi ormai, proviamo domani mattina”. Cena con riso con pomodoro, mais, aglio a pezzi e cipolla. Più quattro uova crude aggiunta a fine cottura. Un’invenzione dell’irlandese che fingo di assaggiare. Poi pomodori, mandaranci e pere. Un sapore speciale. Mentre scrivo al pc, avvolta in una coperta e il belato delle pecore e l’abbaiare dei cani in sottofondo, mi sento a casa.

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