Storie di vita

Mi piace incontrare internazionali con storie di vita affascinanti, avventurose. In Italia sono sempre io quella che racconta, quella che forse molti considerano un po’ strana e diversa. Ma basta venire negli ambienti giusti e si possono ascoltare storie di tutti i tipi. Specialmente in Palestina.

Daze vive ad al-Jiftlik da cinque mesi. Ha 28 anni, e’ irlandese ma ha vissuto moti anni in Scozia. Non ha studiato all’università, solo due anni di giornalismo,  poi non ha continuato. Ha lavorato con persone marginalizzate in diverse comunità scozzesi, poi a gennaio scorso è partito in bici con un gruppo di venti persone. Direzione Palestina. Dopo quattro mesi, “senza mai prendere mezzi di trasporto alternativi” ci tende a sottolineare” è arrivato qui, ha conosciuto il Jordan Solidarity Movement ed ora vive qui nella casa, con me. Ha imparato un bel po’ di arabo ed è simpatico ed accogliente con tutti.

Carlos, 28 anni, spagnolo, è in Palestina da tre anni, Ramallah, Gaza ed ora Nablus. E’ sempre stato attivo nel movimento che sostiene i villaggi della Valle del Giordano. E’ un ingegnere meccanico, ma non ha nessuna intenzione di lavorare in azienda. “Otto, dieci ora davanti al computer per guadagnare e risparmiare. Per cosa?”. Finita l’università ha fatto quasi tre anni di dottorato, poi la svolta. Un viaggio in Sierra Leone, “ho visto la gente morire per strada”. Torna e lascia il dottorato. “Prima non ero per niente interessato alla politica, giravo il mondo ma non capivo niente. Poi quando ho capito come funzionava il sistema ho cercato di recuperare il tempo perduto”. Da tre anni in Palestina è coinvolto in diversi progetti, ha costruito molte case con mattoni di fango per palestinesi sfrattati. Anche l’amore per le lingue l’ha scoperto tardi. “Ho fatto l’Erasmus in Germania e ho imparato il tedesco. Ho capito che amavo comunicare con la gente e che imparare nuove lingue era divertente”. Ora parla anche inglese ed arabo, davvero molto molto bene. Vive con poco, “ho un lavoro a part-time con l’università di Nablus così posso mantenermi qui, ma nello stesso fare altre cose che amo fare”. Ieri ha passato l’intera giornata a cercare di costruire un impianto di biogas. “L’ho imparato in Nepal, lì però si lavorava con escrementi di mucca ed era più facile. Ma qui voglio provare, non costa molto e potrebbe davvero cambiare la vita di molte famiglie”. Ha investito tempo e denaro. Torna a casa contento, dopo una lunga giornata di lavoro, sporco e puzzolente.

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