Abu Ashraf e la demolizione del negozio, ad al-Auja

“Mi hanno distrutto il negozio. Avevo pagato 100000 NIS (equivalente di 20.000 euro) per costruirlo, poi è arrivato l’esercito. E’ bastata mezz’ora e non è rimasto più niente. Altri otto come me si son visti demolire il proprio negozio sotto il naso. Cosa possiamo fare contro i bulldozer? Ho una famiglia da mantenere, tanti figli”. Abu Ashraf ha il viso scavato dalla stanchezza e dalla vecchiaia. Ha una kufyia bianca e nera in testa, il volto rassegnato. Aveva investito del denaro per poter avere un negozio, per poter portare a casa dei soldi. Invece il sogno non si è avverato, l’esercito israeliano ha demolito il negozio prima che potesse essere inaugurato. Meno di due settimane fa. “Che cosa posso fare ora? Un tempo il villaggio viveva di agricoltura, avevamo acqua in abbondanza, coltivavamo banane, angurie. Ora non abbiamo più nulla, Israele si è preso tutto. Che possiamo fare? Non lavoro, non ho soldi, non ho niente. Non so come mantenere la mia famiglia. Cosa vuoi che faccia? Che vada a lavorare nelle colonie?”

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