Mohammed, il sindaco di al-Auja

Mohammad è il sindaco del villaggio di al-Auja. Arriva di fretta, con un simpatico cappello in testa, apre il cancello della municipalità e ci accoglie. Squilla il telefono, si scusa e risponde: ha un’intervista con una stazione radiofonica. Tira fuori un foglietto di appunti e legge, serio, tentando di parlare in uno stentato arabo classico. Intanto Ashraf, che ci ha portato da Mohammed, va in cucina  e prepara il caffè. Succo, dolcetti a volontà.
Poi Mohammed ci racconta:
Qui ad al-Auja l’Autorità Palestinese ha il controllo solo sull’area A. Ma la maggior parte del villaggio sorge in area C. Hanno confiscato delle aule di una scuola, hanno preso il controllo totale delle risorse idriche, che possiamo fare? Ci è vietato scavare pozzi, non abbiamo acqua per coltivare, e in più sfruttano la nostra manodopera. Il 70% degli abitanti del villaggio lavora nelle colonie. Anche tutti i miei quattro figli. Siamo contadini da decenni, abbiamo anni ed anni di esperienza, Israele ci toglie ogni altro possibilità di impiego e ci costringe a lavorare negli insediamenti israeliani. In questo modo ha manodopera con esperienza a basso costo. E noi per sopravvivere non abbiamo altra scelta. Un tempo ad al-Auja vivevano 15000 persone, poi pian piano se ne sono andate, sono state costrette ad andarsene. Ora siamo in 6000. L’acqua ha iniziato a scarseggiare, la terra a seccarsi, i raccolti a diminuire. Al-Auja era la terra delle banane, ora l’unica cosa che possiamo coltivare con l’acqua che abbiamo, che oltre ad essere poca è anche salta, sono i datteri. Anche i servizi nel villaggio sono pochi. Ci sono due cliniche, aperte solo di mattina, il medico c’è solo due volte a settimana. Per le urgenze bisogna andare a Gerico ed attraversare un check-point. A volte anche due, dipende all’umore dei soldati. E durante la seconda intifada molte persone che lavoravano a Gerico sono state costrette a spostarsi in città perchè le attese ai posti di blocco erano troppo lunghe. E’ in corso un silenzioso e continuo trasferimento dei palestinesi fuori dall’area C. Presto ad al-Auja non rimarrà più nessuno.

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