La storia di Abu Nahr (Fasayl – Valle del Giordano)

Lo incontriamo mentre camminiamo su una polverosa strada sterrata che collega Fasyal bassa e Fasayl alta. Abu Nahr ci saluta amabilmente e ci conduce nella sua casa, una tenda vecchia e consumata, ancora bagnata dalle abbondanti piogge dei giorni scorsi. Lì, sorseggiando un tè dolcissimo, seduti su sottili materassi di gomma  piuma, ci racconta la sua storia:

“Vivo a Fasayl di mezzo da 15 anni, sono arrivato qui con la mia famiglia dopo continue peregrinazioni, come le 200 famiglie che vivono in quest’area. Originariamente abitavamo vicino a Gerico, ma ci hanno scacciato, siamo andati nell’area di Betlemme ma anche lì non abbiamo avuto pace. E qui è la stessa cosa. Siamo beduini ma vorremmo vivere in delle vere e proprie case. Qui non abbiamo niente, in queste tende piove dentro, vi sembra un posto dove si possa vivere questo? Poco più di un mese fa è arrivato l’esercito e in dieci minuti ha demolito due baracche per animali ed una cucina. Quando ho visto la mia casa distrutta in quel modo mi è venuto da piangere: tutto rovesciato, l’olio, la farina, il sale, lo zucchero. Siamo stati costretti a gettare via tutto. I bambini sono traumatizzati, vanno a scuola ma non capiscono, non sanno nemmeno quanto fa 2 per 2, vivono col timore che arrivi l’esercito e li cacci di casa. I miei figli più grandi vanno a lavorare nelle colonie qui vicino, ci vanno a piedi, otto ore per 40 NIS (8 euro). E nemmeno tutto i giorni, dipende da quando c’è bisogno. Di solito arriva qui un palestinese, da Gerico o Ramallah, una sorta di capo collegato agli israeliani, che prende 50 NIS (10 euro) per ogni lavoratore palestinese che trova. Questa è la vita qui. Io sono un pastore, porto in giro le mie pecore, dalle 6 di mattina fino al tramonto, ma il guadagno è poco. Vendo il formaggio, 20 NIS (4 euro) al chilo. Produco 10 chili ogni 2 o 3 giorni. L’acqua dobbiamo comprarla dagli israeliani, che hanno preso possesso della fonte di Fasayl. Ogni settimana siamo costretti ad andare alla fonte con il nostro trattore per ricaricare il tank. Perchè anche noi non abbiamo diritto ad una casa come voi, come gli israeliani?”
Arriva uno dei suoi figli.
“In che classe sei?” gli chiede Abu Nahr.
“In terza elementare”.
“Quanto fa 6 per 6?”. Silenzio. Il piccolo conta con le dita.
“E 10 per 10?”
“11!” risponde veloce il bambino.
“Vedete” ci dice rassegnato – questo è il risultato”.

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