In viaggio, nel recinto delle pecore

E’ sera, il sole è da poco tramontato e ha lasciato spazio ad una bellissima falce di luna. Siamo nel nord della Valle del Giordano, in una piccola comunità beduina dove vogliamo costruire una scuola con mattoni di fango. Finiamo velocemente un dolcissimo tè allo zaatar e ci rimettiamo in marcia verso casa. Questa volta il mezzo di trasporto è un camioncino con un recinto dove tenere le pecore. Non resisto, non ho mai viaggiato in un recinto per le pecore. “Posso stare qui dietro?” chiedo. Certo, mi rispondono stupiti, ma ti riempirai di polvere. Convinco anche il mio coinquilino Des, sale felice, con la sua macchina fotografica. La luna splende nel cielo, il crepuscolo definisce i contorni delle tondeggianti colline circostanti, l’aria fresca ci accarezza il volto. Corriamo veloci, tenendoci alla sbarre di legno, ridendo ed imitando il verso delle pecore. Pazzi. Intanto la polvere si infila ovunque, negli occhi, sotto i vestiti, nei capelli. Ma noi ridiamo. Forse un modo per eliminare la tensione di tutti questi mesi.

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