Nuova avventura

E così ho lasciato al-Jiftlik, in una calda mattina di fine maggio. La sera ho preparato velocemente il mio zaino, raccolto i vestiti sparsi in disordine nelle varie camere, ho salutato i coinquilini e i volontari palestinesi e me ne sono andata. Non amo i saluti, né gli arrivederci né gli addii. Saluto sempre con la promessa di tornare presto. Un bel modo per fuggire, per rimandare parole ed azioni ad un domani che forse non verrà. Già da tempo avevo pianificato di andarmene a fine maggio. Ma la decisione del giorno preciso in cui tornare a Beit Sahour è maturata all’improvviso, in una torrida sera di fine maggio, quando la casa era affollata, non c’era acqua e io mi son resa conto di aver bisogno di altro, di essere stufa e stanca delle mille restrizioni a cui eravamo soggetti. E non potevo attendere. Il mattino seguente, con il insostituibile zaino, sono partita per Beit Sahour. L’Old House è presto diventata un puntino lontano, l’insopportabile afa è stata sostituita da un’arida brezza estiva. Una nuova avventura è cominciata, in una cittadina conosciuta, con amici con cui ormai condivido esperienze e pensieri da più di un anno, ma alla ricerca di un nuovo progetto di vita. Di sicuro più matura, arricchita dai volti che ho incontrato e dalle storie che ho ascoltato ma anche un po’ spaventata per il futuro.

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