Prima volta all’hammam

Due anni e mezzo in Medio Oriente senza mai andare all’hammam. Un’eresia. Non so nemmeno perchè non abbia mai provato questa esperienza. Forse i racconti di alcune mie amiche, scioccate e direi quasi deturpate dai vigorosi scrub siriani. Donne enormi, grasse e sudate, distese su piastrelle sporche e bagnate. E massaggiatrici assassine, che stritolano i fragili corpi di chi non è abituato. Qualcosa di tipico, senza dubbio, ma per nulla invitante.

Nablus. Delle amiche mi invitano all’hammam, mi sento pronta. Donne di tutte le età si affrettano verso l’ingresso. E’ domenica, il giorno delle donne. Entriamo in una bellissima corte in stile orientale, grandi arcate e una fontana nel mezzo. Mi vengono in mente gli affascinanti cortili siriani, e la mia casa nella città vecchia di Damasco con l’albero di limoni e la pianta di vite.

Ci accoglie un’assordante musica araba, giovani ragazze, donne di mezza età ed anziane ballano nel mezzo, aggraziate e sinuose. Tutte senza velo, coi capelli bagnati, altre in costume. Sui tavoli, di lato, c’è chi ride, chi fuma il narghilè, chi, coi seni scoperti, si fa fare un tatuaggio con l’hennè. Altre donne sono distese, parlano, ridono, bevono il tè. Uno spazio di libertà per le donne, forse l’unico a loro disposizione, un luogo sociale di dialogo e scambio. Ma anche un luogo dove le donne guardano i corpi delle ragazze per scegliere una bella sposa per i loro figli.

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