Rami, pastore di Ein al-Hilwah (Valle del Giordano)

“La situazione qui è politica, non umanitaria. O meglio le cause sono politiche. E guardate ora in che condizioni ci troviamo. Non abbiamo acqua, non abbiamo nulla. Non possiamo dare da bere alle nostre pecore. Non possiamo irrigare i nostri campi. Ora la terra qui è arida, gli israeliani hanno trasformato questa terra in un deserto. Non solo ci hanno sottratto pozzi e fonti idriche naturali. Ci continuano a minacciare, ci rendono la vita impossibile. Ieri l’esercito è arrivato e mi ha distrutto quattro cisterne di acqua. Mentre le colonie vicino a noi hanno giardini e piscine. I tubi dell’acqua ci scorrono sotto i piedi ma non possiamo utilizzarli. Come posso abbeverare le mie pecore adesso? Lo scopo di Israele è chiaro, fin dal 1967, da quando Israele ha occupato la Cisgiordania. Israele vuole mandarci via, e lo sta facendo privandoci dei mezzi primari di sussistenza. Attraverso il furto di acqua e terra. Due giorni fa due palestinesi che vivevano qui se ne sono andati. Per l’ennesima volta hanno chiuso un pozzo e distrutto delle cisterne dell’acqua. Sfiniti se ne sono andati. Questo è il trasferimento forzato silenzioso”.

Cammino nel silenzio della Valle. Osservo la due case ormai disabitate. Mi sembra impossibile che fino a due giorni prima fossero abitate. Eppure ci sono ancora avanzi di cibo, il grano ancora da raccogliere, dei cuccioli di cane che ci rincorrono, forse alla ricerca di qualcosa da mangiare e da bere.

“Perchè qui nessuno ci aiuta? Qui il problema è politico, non umanitario. Perchè le organizzazioni non hanno il coraggio di sfidare l’occupazione? Che aiuto ci danno? Aiuto umanitario. Mi danno riso, farina. Non li voglio. M fa schifo il loro aiuto. E’ umiliante per noi. Abbiamo soldi, il problema è che a causa di motivazioni politiche stiamo soffocando, siamo pian piano costretti a lasciare la nostra terra. Non vogliamo cisterne d’acqua, vogliamo un sistema idrico. Non vogliamo la legna per scaldarci d’inverno. Vogliamo l’elettricità. Perchè nessuno ci aiuta? Perchè, secondo le legge israeliana, per costruire serve un permesso che deve essere concesso dall’amministrazione civile israeliana. Ma più del 90% dei permessi vengono negati. Mentre Israele continua ad ampliare le colonie vicino a noi. Tramite il furto di acqua e terra. Le organizzazioni interazionali devono avere il coraggio di sfidare l’illegale legge israeliana. Devono costruire senza rispettare le regole imposte da Israele. Non vogliamo aiuti umanitari. Riconoscere la legge israeliana significa riconoscere di fatto la legge ed il sistea imposto della potenza occupante. Qui bisogna intervenire a livello politico perchè la cause sono politiche. Il loro aiuto ci umilia, ci offende. Non fanno altro che aiutare la continuazione dell’occupazione”.

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