Gerusalemme, dopo tanto tempo

Si vede che era da tanto che non andavo a Gerusalemme. Che vivevo in una bolla, tra Beit Sahour e la Valle del Giordano. Prima ad al-Jiftlik dalle 6 di sera chiusi nella nostra casa di mattoni di fango. Nessun tipo di vita sociale, se non ad ascoltare musica e a chiacchierare con gli internazionali di passaggio o con i nostri vicini palestinesi. A Beit Sahour con tanta vita serale, ma sempre per cene casalinghe o serate all’Aic. A volte cena al ristorante, nient’altro.

L’altro giorno sono stata a Gerusalemme. Negli ultimi cinque mesi ci sono andata tre volte, e sempre di fretta, solo perchè avevo delle cose da fare. Ma non ero mai rimasta lì di sera. Erano le 8 di sera, i negozi stavano chiudendo. Il rumore delle saracinesche, dei venditori ambulanti che cercavano di attirare gli ultimi clienti. La gente che si affrettava verso casa. Un vento caldo che trasportava la polvere della città. Porta di Damasco. Un continuo via vai di persone che entravano ed uscivano dalla città vecchia. Piccoli ristorantini di hummus e falafel. L’odore di fritto che si mischiava a quello di carne grigliata. 8 shekel, 8 shekel. Un bel panino con kebab e verdure di stagione. Una città colorata e rumorosa. Una tipica città araba. Lo stesso fascino, gli stessi odori. E subito mi è venuta in mente Damasco, la mia Damasco, quella che ho conosciuto ed amato. E per una sera sono tornata in Siria, nella mia Siria. Che ora non potrà mai più essere ciò che è stata.

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3 risposte a “Gerusalemme, dopo tanto tempo

  1. Ciao, come sempre semplici ma toccanti i tuoi racconti. Anch’io e mia moglie Monica avremmo voluto vedere la Siria che è stata e che forse non sarà più. Pensa te, i paradossi della vita, dovevamo andare in Siria nel 2010, avevamo già più o meno deciso l’itinerario del viaggio, e invece il vento della vita quell’autunno ci ha portato in pellegrinaggio nella Terra (Santa) da cui tu scrivi ora, nella Gerusalemme che ora è alla portata dei tuoi occhi e che per noi dall’Italia è ancora un fuoco che continua ad ardere nel petto, appassionante e doloroso come una ferita.

    Magari un giorno ci incontreremo, chissà, nella nostra (di tutti) Gerusalemme forse, o magari nella tua Damasco quando il vento di guerra cesserà.

    La prossima Pasqua abbiamo intenzione di passarla a Gerusalemme, se sarai ancora lì sarebbe bello conoscerci. Abbiamo intenzione anche di passare qualche giorno in un villaggio beduino nella valle del Giordano, se fossi così gentile da darci qualche contatto per andare ad Al-Jiftlik, o magari ci accompagni tu?!

    Grazie ancora per le tue testimonianze, buona fortuna!!

    Restiamo Umani

  2. Ciaoooo! grazie mille per seguire e per condividere i miei post!
    son sicura che Damasco vi piacerebbe davvero tanto tanto! Secondo ma ha ancora più fascino di Gerusalemme….Io ho vissuto per tutto il 2010 a Damasco e poi mi sono trasferita in Palestina…..ora non so ancora quanto starò qui, di sicuro fino all’autunno, poi chissà….non faccio mai programmi così a lungo termine!
    Nel caso fossi qui ovviamente sarei ben felice di conoscervi e di portarvi ad al-Jiftlik….altrimenti nel caso tornassi in Italia prometto di farmi viva io! Se non sbaglio voi siete di Verona giusto? E io son veneziana!

    Se vi interessano altre notizie affidabili sulla Palestina soprattutto sulla situazione politica – vi segnale il sito di Nena News (non so se lo conoscete) dove ci sono articoli miei e di alcuni amici italiani che vivono qui…ovviamente con pseudonimo!
    http://nena-news.globalist.it/

    Un abbraccio,

    Anna

  3. Si siamo di Verona, se torni in Italia sarebbe bello conoscerci, mi piacerebbe sentire i tuoi racconti sulla convivenza con i beduini della valle del Giordano. Grazie per la segnalazione di Nena News, lo conoscevamo già…
    Ma una domanda, tu sei lì in Cisgiordania con quale organizzazione? Se non puoi rispondere via blog puoi scrivermi a gianantonio75@cheapnet.it

    Grazie per la tua simpatia e disponibilità e come si usa augurarsi in quelle zone… “l’anno prossimo a Gerusalemme!”

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