Per Damasco

L’attentato al ministro della difesa siriano è avvenuto nel quartiere di Abu Rommane, proprio vicino alle ambasciate italiana ed americana. Non so quante volte ho fatto quella strada, quella bella via alberata in uno dei quartiere più lussuosi di tutta Damasco. Non mi piaceva tanto quella zona, troppo curata, troppo occidentale, troppo poco mediorientale. Ma ora quella lunga strada che partiva dalla stazione di Baramke e saliva su fino al quartiere di Muhajirin, si è impressa nella mia mente in modo indelebile. Quella via così tranquilla è ora diventata uno dei tanti scenari di questa crisi siriana che dura ormai da 18 mesi. Ed ora la guerra civile è arrivata anche nel cuore della capitale siriana. I ribelli, ed in particolare l’Esercito Libero Siriano, hanno rivendicato l’attacco. Che succederà ora? Damasco diventerà una nuova Homs? La Siria diventerà un nuovo Iraq? Le notizie si susseguono, i morti aumentano, non si sa più chi siano i reali esecutori dei massacri. L’esercito di Assad? I ribelli? Non si sa nemmeno l’entità dei massacri. Ribelli ed esercito governativo combattono, ormai la Siria è sprofondata in un gravissimo conflitto interno. Ho pochissimi contatti coi miei amici siriani. Molti se ne sono andati: in Europa, con una borsa di studio, oppure in Libano, come rifugiati. Quelli che sono rimasti sono molto preoccupati, non vedono una via d’uscita. Ogni giorno il terrore aumenta, i combattimenti e gli attentati si fanno sempre più vicini e reali. I quartieri di Qabboun, Mazakin Barza, persino Rukn Id-Din sono luoghi di manifestazioni e scontri. A Kafr Susa e Midan – il quartiere dai mille negozi di dolci – ci sono stati bombardamenti ed attentati. Anche nel campo profughi palestinese di Yarmuk sono stati uccisi alcuni ragazzi. Il mio amico Ahmad, un ragazzo di soli 20 anni al quale insegnavo inglese, è stato arrestato per più di un mese. Solo oggi ho scoperto, tramite Facebook, che è stato liberato. Ma sono molti, come lui, che non faranno mai più ritorno a casa. Rapiti? Uccisi? Nessuno lo saprà mai. Mentre scrivo missili continuano a cadere sul campo e colpi di arma da fuoco si odono in tutta la città. Ho paura per i miei amici, ho paura per tutti i siriani.

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