Ramadan Karim

La luna è stata avvistata. Ramadan Karim, felice Ramadan. Oggi è ufficialmente iniziato il mese sacro per l’islam. Un mese di preghiera e di digiuno dall’alba al tramonto. Niente acqua, cibo, fumo, sesso fino a quando non cala il sole. I ritmi di vita e di lavoro cambiano, le abitudini si modificano. Alle cinque preghiere giornaliere se ne aggiunge un’altra – facoltativa – la preghiera del Tarawih, che si recita di sera, dopo quella del tramonto. Le città iniziano a vivere di notte, dopo l’iftar (il pasto di rottura del digiuno), le famiglie si riversano per le strade dove si respira un clima di festa. I negozi sono aperti, le vie brulicanti di gente, c’è chi mangia, chi fa shopping, chi semplicemente cammina con i propri famigliari per respirare le fresca brezza serale. Ricordo che in Siria stavo alzata fino alle 3 del mattino, per le vie di Damasco, a chiacchierare con i miei amici siriani, seduti in un caffè o un piccolo ristorantino. E alle 4 mi addormentavo col canto del muezzin. Ricordo anche che il primo giorno di Ramadan di due anni fa ero nel campo profughi palestinese di Nahr al-Bared (Tripoli – Libano) e che alcuni abitanti del campo giravano per le vie suonando i tamburi per svegliare le persone per la preghiera del mattino.

Ramadan è anche il periodo in cui vengono sfornate le migliori serie televisive arabe che ogni famiglia musulmana segue con passione. Ogni canale arabo, da al-‘Arabiya alle piccole televisioni locali, propone nuove telenovelas che narrano le gesta eroiche di personaggi religiosi o disavventure di famiglie musulmane. Ricordo che in Siria, di sera, nel piccolo e caratteristico quartiere di Suq Sarruja, a pochi passi dalla città vecchia, centinaia di siriani sedevano all’aperto sui tavolini dei numerosi caffè del quartiere fumando il narghilè con lo sguardo fisso verso i maxi schermi allestiti per l’occasione. “Non possiamo perderci le puntate di Bab Al-Hara” mi dicevano i miei amici e così per qualche sera mi sono unita a loro ma non sono mai riuscita ad appassionarmi. Si è trattato più che altro di un’esperienza antropologica. Bab al-Hara (letteralmente la porta del quartiere) narra le vicende di una famiglia siriana che vive in un quartiere immaginario di Damasco nel periodo tra le due guerre sotto il mandato francese: scandali, piccole disavventure, storie d’amore e tragedie famigliari si susseguono ed intrecciano in ogni puntata.

Come tutte le feste religiose, anche il Ramadan sta perdendo il suo originale significato religioso ed è sempre più schiacciato dal consumismo. “Durante questo mese i consumi aumentano in maniera esponenziale, per le famiglie diventa un’occasione di festa e di grande abbuffate” mi racconta un mio amico – questo mese invece dovrebbe essere un mese di digiuno e di moderazione in cui il ricco prova le ristrettezze che il povero ha quotidianamente”. Anche la sera, dopo la rottura del digiuno.

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