La preghiera ad al-Aqsa

Quando entrate, mettete prima il piede destro. Così sembrerete delle vere musulmane”. La nostra amica N. ci bisbiglia gli ultimi consigli prima di entrare nella moschea ad al-Aqsa per la preghiera del Tarawih. Camminiamo veloci, come tutti i fedeli vicino a noi. Un po’ impacciata per la gonna troppo lunga, sofferente per il caldo, intrappolata in un velo che mi limita la visuale, non riesco ad essere del tutto naturale, ma sento l’emozione crescere man mano che mi avvicino all’entrata. Sguardo basso, passo veloce, non riesco a nascondere un sorriso. Ed ecco che compare la cupola della roccia ad illuminare la spianata delle moschee colma di fedeli. Cielo terso, azzurro, fresca brezza serale, le donne accorrono veloci mentre il richiamo alla preghiera invade la città vecchia di Gerusalemme. Acceleriamo il passo, ci avviciniamo alla cupola della roccia e sistemiamo i nostri tappetini vicino ad alcune donne già assorte in preghiera. “Seguite quello che faccio io” ci bisbiglia N. ed inizia a recitare il Corano sotto voce. Mani all’altezza del petto, sguardo basso. Allah Akbar. Ci inchiniamo (Ruku’). Subhan Allah, subhan Allah, Subhan Allah. (Gloria a Dio). Torniamo in posizione eretta. Allah Akbar. Ci prostriamo a terra (Sadja). Due, tre secondi poi ci inginocchiamo. Di nuovo mani e volto a terra. Sono un po’ impacciata nei movimenti, ho paura di sbagliare. Ho caldo. Poi mi rilasso. La preghiera continua. Di nuovo in posizione eretta. Di nuovo la Fatiha (la sura aprente del Corano). Mi guardo intorno. Alla mia destra una lunga di fila di donne in preghiera. Tutte velate, con l’abito tradizionale, lo sguardo basso. Davanti a me bambini che si rincorrono, giocano, urlano. Le ragazze addette alla sicurezza, con una tuta gialla fosforescente, cercano di calmarli, di riportarli dalle sorelline più grandi. Non riesco a concentrarmi, a riflettere. Sono solo un’ osservatrice curiosa ma estremamente affascinata. La preghiera finisce. Ci alziamo, prendiamo il tappetino e ci avviamo verso l’uscita assieme ad una lunga fila di fedeli. Si riversiamo nelle strette viuzze della città vecchia, animate a giorno, decorate con fiori e luci colorate. Sono felice, emozionata. Ma anche estremamente fortunata. Il mio pensiero va a tutti quei palestinesi della Cisgiordania, di Gaza, del Libano e della Siria che non potranno mai vedere Gerusalemme e pregare nella moschea al-Aqsa.

Se vuoi sapere come recitare la preghiera clicca qui.

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