Notizie di Siria e dalla Siria

Ieri sera, di notte, triste e malinconica, son tornata a casa, ho acceso il pc e ho pensato ai miei amici siriani. Riporto le loro storie e i loro racconti.

Abraham. Abraham mi scrive su Facebook di notte prima di andare a dormire. E’ in Danimarca, si trova bene, lavora presso la Harley Davidson a Copenhagen e ha appena finito di lavorare in un ostello. I suoi due lavori dei sogni. Ora è libero, mi dice, libero di esprimersi, si sento più umano. Ho conosciuto Abraham per poche ore nella sua casa di Aleppo, proprio poche ore prima della sua partenza per la Danimarca. Anche lì lavorava in una piccola officina, riparava auto, pulmini. Poi aveva deciso di partire, di andarsene, a cercare quella libertà che in Siria non veniva data al popolo curdo. “Non possiamo nemmeno parlare la nostra lingua negli uffici pubblici”. Così aveva preso la decisione: lasciare la Siria. Per sempre. Il suo datore di lavoro gli aveva prestato dei soldi, Abraham era riuscito ad ottenere un visto di lavoro per due settimane. Il suo piano era di partire e cercare fortuna in Danimarca. Ben sapendo che non avrebbe mai più avuto la possibilità di tornare. Ora si è costruito una vita nuova. Non so bene all’inizio come abbia fatto, dove abbia vissuto, sembrava fosse chiuso in un centro per i richiedenti asilo, ma lui non ha mai voluto parlarne. Poi è arrivato il conflitto siriano, le manifestazioni, la repressione, i bombardamenti, il caos.

La mia famiglia si trova in una situazione molto grave perchè la battaglia più grande si combatte nella mia città. Aleppo e la nostra casa ad Aleppo è stata distrutta. Mio fratello e sua moglie sono scappati in Giordania e l’altro mio fratello se n’è andato in Libano. Solo mia madre è rimasta lì ora. Sono molto preoccupato. E’ da sola, lì. Vorrebbe scappare a ora tutti i confini sono chiusi. Nessuno può più andarsene. O si sta lì o si muore. Sto male perchè sono tanto lontano e non posso far nulla per lei.”

Hai intenzione di tornare?” gli chiedo.

Never again, non tornerò mai più. Non mi fido delle persone”.

E qual è il ruolo dei curdi nel conflitto? Si sono uniti a qualche esercito?

I curdi ora stanno cercando di ottenere l’indipendenza come i curdi dell’Iraq. Vogliamo il nostro stato, vogliamo il Kurdistan. Ci vorranno molti anni di battaglia, sarà necessario il nostro sangue. La libertà costa. Sacrificio e sangue”.Non posso non ricordare Abraham mentre saluta la madre e i suoi amici più cari, nella sua modesta casa di Aleppo. Sorride, timido ed impacciato, col cuore pieno di speranza.

Hazem. Lo vedo online e decido di scrivergli. Non mi facevo viva dall’inizio della crisi siriana. Seguivo i suoi post su Facebook, aggiornati di continuo, ma non avevo mai avuto il coraggio di scrivergli. Hazem quand’ero a Damasco studiava lingua e letteratura all’università e nell’ultimo periodo era riuscito ad insegnare francese al centro linguistico dell’università. Uscivamo nello stesso gruppo di amici, mi raccontava un po’ della sua vita. Musulmano, con una storia complicata con una ragazza. Poi improvvisamente le prima manifestazioni, il precipitare della crisi. Molti suoi amici hanno ottenuto borse di studio, se ne sono andati in Europa, nei paesi del Golfo. Hazem è rimasto, a documentare la sua realtà, a raccontare la sua vita mentre i bombardamenti raggiungevano la capitale, il suo quartiere. Passiamo dal francese all’arabo, quando parla di lui ci scrviamo in arabo, per argomenti più delicati in francese.

Ci sono bombardamenti, la situazione in città è relativamente più tranquilla, ma nella periferia ci sono scontri continui. La gente muore. Ho perso un mio caro amico. La shabiha a Damasco controlla la strade. La scuole sono quasi vuote, non c’è lavoro, non si fa quasi nulla”.

Ma che mi dici dell’esercito libero? E dei massacri? Chi sono i responsabili?

Qui in città è la gente del quartiere che si unisce all’esercito libero. Gente che combatte per difendere il proprio quartiere. Ma nel nord è diverso. Io non sto con nessuno, questa è una guerra, due eserciti che combattono. Io non sono per la guerra”.

Hazem vuole andarsene, non vuole unirsi all’esercito e se sta a Damasco deve fare il servizio militare. Ma non ha soldi. Basterebbero 7000 euro in un conto in banca. “Mi serve qualcuno che garantisca per me, che metta 7000 euro in banca per soli due giorni. 48 ore, non di più”. Così potrebbe ottenere il visto, partire e studiare in Europa.

Lo saluto, forse devo davvero informarmi su come funziona la garanzia. Se davvero bastano due giorni. Cosa posso fare.

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