Tempo di raccolta

Finalmente è arrivata la stagione della raccolta delle olive. Quale migliore occasione per passare un week end in mezzo alla natura? Questa volta parto col mio collega in direzione di Jayyus, un piccolo villaggio nel nord ovest della Cisgiordania a pochi chilometri dalla città di Qalqiliya. Jayyus sorge sulla cima di un colle circondato da distese di olivi ed alberi da frutto. In lontananza si scorgono i grattacieli della città israeliana di Netanya. Solo 10 chilometri separano Jayyous dal mare eppure la maggior parte dei suoi abitanti non ha mai potuto fare un bagno nel Mar Mediterraneo. Arriviamo a Jayyous al tramonto, quando l’orizzonte si tinge di rosso e sale una leggera brezza marina. Umm ‘Azzam ci accoglie con un delizioso succo di guava che sorseggiamo seduti su una silenziosa terrazza mentre iniziano a comparire le stelle. All’ora di sera arriva Abu ‘Azzam ed inizia a raccontarci la tormentata storia del villaggio. Si va a nanna presto dopo una squisita cena a base di riso e pollo. Il mattino dopo abbiamo la sveglia prima dell’alba, alle 5.

Vediamo il sole sorgere, mentre ci prepariamo ad una dura giornata di lavoro con una colazione ricca ed energica. Abu ‘Azzam parte col suo trattore per attraversare il checkpoint aperto solo dalle 6 alle 7 mentre noi internazionali siamo obbligati a prendere un taxi e passare per un altro posto di blocco. I soldati non sembrano apprezzare la presenza di stranieri in un checkpoint esclusivamente attraversato da contadini che cercano di raggiungere le loro terre. Ci schedano, registrano i nomi sul computer e ci fanno attendere seduti su una panca per più di due ore con la scusa che il computer non funziona. Finalmente, ormai dopo le 8, con un caldo ed umido sole, iniziamo la raccolta delle arance cercando di capire la differenza tra 12 diversi tipi di agrumi che a noi sembrano tutti uguali. Presto le nostre energie finiscono, i secchi di arance si fanno sempre più pesanti e il sole inizia a diventare insopportabile.

Un tè con dei biscotti ci mettono in sesto. Di pomeriggio ci dedichiamo alle olive. Accarezziamo gli alberi, sentiamo i suoi frutti cadere sul telo sottostante con la stessa delicatezza di una pioggerellina primaverile sul tetto di casa. Peccato solo che ci siano degli “attivisti” israeliani con idee politiche chiaramente discutibili. Ma è weekend anche per me, e per le discussioni politiche. Evito il dialogo e mi dirigo verso un altro albero. Presto cala la sera, l’afa lascia spazio ad un fresco venticello.

Finiamo il lavoro, ci facciamo una doccia rinfrescante e ci sediamo all’aria parte in mezzo ai frutteti, nella modesta casetta di campagna. Dalla cima di un colle ci osserva Jayyous, silenziosa e tranquilla. Una bella chiacchierata con persone interessanti e stimolanti, una passeggiatina ad osservare la luna e di nuovo nanna alle 9 per riprendere le energie dopo una dura giornata di lavoro. Il giorno dopo lo scenario si ripete: colazione all’alba con uova e hummus, raccolta delle olive per tutta la mattina e poi un grande grazie e un arrivederci ad Abu ‘Azzam e alla moglie. Torno a casa la sera, con tanto olio e frutta, distrutta fisicamente ma con tanta energia nuova. La potenza della natura.

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