Gaza, percezioni dalla Cisgiordania

Amici da tutto il mondo mi chiamano e mi scrivono. Come stai? Tutto bene? Stai attenta. Sì, in effetti da fuori si può avere una percezione molto diversa degli eventi. Come viviamo noi la situazione dalla Cisgiordania? Tutto sembra quasi assurdo ed irreale, soprattutto se si considera che Gaza si raggiunge in poco più di un’ora di auto da Betlemme. Leggiamo di morti, uccisioni, bombe e razzi. Qui non si percepisce nulla di tutto ciò. Solo il rombo degli aerei e degli elicotteri che sorvolano i cieli di Gerusalemme ci fa capire che c’è qualcosa che non va. Per il resto la vita scorre tranquilla. Ovviamente però abbiamo altre fonti di informazione: fonti palestinesi, attivisti e cooperanti che vivono a Gaza. Non come in Italia dove il principale quotidiano italiano mette come primo titolo: “Gaza, nuovi raid israeliani: tredici morti. Repliche palestinesi su città ebraiche: 3 vittime”. Città ebraiche, non israeliane. Scandaloso. Oppure altre testate internazionali che si concentrano sugli omicidi mirati che Israele sta compiendo contro i capi militari di Hamas. Senza menzionare i civili che continuano a morire sotto le bombe. Questa notte sono stati uccisi bambini, anziani, padri di famiglia, una donna incinta. Certo, anche tre israeliani, tra cui un neonato, sono morti stamattina a seguito del lancio di un razzo Qassam da parte di Hamas. Non bisogna trascurare nemmeno queste vittime. Ma perchè la vita di un israeliano, agli occhi dei media occidentali, vale più di quella di un palestinese? Perchè ormai quando si parla di palestinesi si parla solo di numeri? Tre morti, cinque feriti, quattro arrestati. Senza nome, senza identità, come se per un palestinese la vita avesse meno valore. Perchè la morte di un palestinese non fa notizia e quella di un israeliano sì?

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2 risposte a “Gaza, percezioni dalla Cisgiordania

  1. Di vittime americane, canadesi, europee e pure israeliane sappiamo nomi, cognomi, storie di vita personale. Del resto del mondo solo numeri. Per un morto ‘occidentale’ ci si emoziona, ci si scandalizza, si scende in piazza. E conta di più di N morti alla potenza del resto del mondo. Lo Tsunami del 2004 insegna. Siamo ancora prigionieri di un certo senso di padronanza e di superiorità.

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