Gaza – racconti

 

I numero dei morti si aggrava. Sono quasi cento. Cerchiamo di scrivere una lista di tutti i nomi. Mohammad, Abdallah, Samir….e così via. Leggiamo i nomi, l’età. Sono solo nomi. Ma ognuno ha una storia che rimarrà sconosciuta al mondo. E noi aggiorniamo i numeri, incapaci di dare dignità ad un massacro del genere. Eppure da qui l’unica cosa che possiamo fare è informare. Con racconti e testimonianze dirette di Michele Giorgio che ci aggiorna ora dopo ora sulla situazione a Gaza. Tramite il racconto di amici e colleghi che a Gaza ci sono o sono appena usciti. Un amico italiano, uno degli otto cooperanti italiani bloccati a Gaza, è riuscito ad uscire ieri dopo vari tentativi di evacuazione falliti. Non lo vedo molto scosso, forse deve ancora rendersi conto di qual che ha vissuto. Ma di sicuro sa quel che ha lasciato. Un popolo tenuto prigioniero all’interno. Bombardamenti da ogni dove, dal cielo, dal mare. “Non ho telefonato a nessuno prima di andarmene” racconta – non sapevo cosa dire….che me ne andavo, che io potevo andarmene?”. Sono usciti ieri, dopo quattro giorni di bombardamenti. La notte peggiore è stata quella dell’altro ieri sera. “Da casa si vedevano schierate le navi da guerra che bombardavano verso la costa” continua. Le giornate assurdamente scorrevano veloci, a cercare notizie ed aggiornamenti sulla situazione, a chiamare e rassicurare amici a parenti, a decidere chi andava a fare la spesa. “Le strade erano deserte, la maggior parte dei negozi chiusa”.

La gente è spaventatissima, non si sente sicura, ora più che mai si sente in una prigione, senza possibilità di fuga. L’incubo di Piombo Fuso è tornato. “Prima del 2009 quando c’era una sparatoria per strada, gli internazionali si spaventavano e i gazawi ci prendevano in giro. Dopo Piombo Fuso è il contrario”. Ed ora anche il mio amico racconta che quando sente sbattere forte una porta, gli fa un po’ di effetto. Anche la mia collega Ghada è spaventata. La gente è chiusa in casa, non ha più cibo, sta finendo le riserve di acqua. I malati non riescono a raggiungere gli ospedali. “Spero solo che questo incubo finisca presto”.

Ed intanto Michele è sotto le bombe, scrive, fotografa, documenta. “L’eroe non sono io come tanti mi scrivono, l’eroe è il popolo di Gaza”. I bambini, le donne, gli uomini che stanno vivendo questo massacro, mentre l’opinione pubblica internazionale continua ad invocare il diritto israeliano a difendersi.

Intanto arriva la notizia che Rushdi Tamimi, di Nabi Saleh, è morto a seguito delle ferite riportate durante gli scontri con l’esercito israeliano durante una manifestazione in solidarietà con Gaza.

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