Entrata a Za’atari

campo di Zaatari, Giordania

Rallentiamo, usciamo dalla strada principale e ci fermiamo. Il campo di Za’atari si estende alla nostra destra. Enorme, infinito. Un luogo assurdo se si pensa che siamo a solo dieci chilometri dal confine siriano e che fino a sei mesi fa qui c’era solo una distesa di terra arida e deserta. Ora invece è un luogo di rifugio per oltre 50.000 profughi siriani in fuga dalla guerra, una sorta di limbo, un non-luogo, sospeso tra Siria e Giordania.

Il cancello di ingresso è davanti a noi, ma per entrare ci vuole un permesso che non abbiamo. O meglio, che abbiamo richiesto da più di dieci giorni, ma che tarda ad arrivare. Ed il nostro soggiorno in Giordania sta per terminare. Di nuovo la fortuna, che ci ha già regalato una bellissima giornata di sole, corre in nostro soccorso. Grazie a dei preziosi incontri e a qualche breve telefonata, riusciamo ad entrare nel campo tramite un’organizzazione umanitaria che opera all’interno. E la nostra esplorazione può avere inizio accompagnati dalla presenza silenziosa di Abu Ahmad, un volontario siriano, che sarà la nostra guida durante i due giorni di permanenza nel campo.

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2 risposte a “Entrata a Za’atari

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