Da Shirin

Shirin sorride, mi guarda, mi abbraccia. “Ci mancherai, Anna”.

“Anche tu Shirin”. Ma la mia voce è fredda, le mie parole non sembrano vere. “Davvero mi mancherai ma ora non capisco che sto partendo”. Non capisco che in qualche modo è un addio.

Shirin mi racconta di nuovo del fratello. E’ molto preoccupata, non può andarlo a trovare in prigione da un anno e tre mesi e nessuno in famiglia sa come sta, se sta facendo lo sciopero della fame assieme agli altri prigionieri palestinesi.

E’ una bella e calda giornata di sole, sorseggiamo il tè in giardino, seduti su un muretto di mattoni. I mandorli sono in fiore, l’orto è verde e rigoglioso. Un volenteroso vicino lavora la terra di Shirin e la prepara per la primavera.

Guardo lontano, al di là della barriera metallica, al di là della bypass road per i coloni israeliani….e scorgo Gerusalemme, in tutta la sua bellezza.

“E’ lì, vicinissima a noi, eppure così lontana”. Shirin sospira, si alza e si prepara per il saluto finale.

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