Ritorno a Venezia

Quasi due mesi di vita veneziana, a parte la piccola parentesi tunisina. Un ritorno a quella realtà che avevo abbandonato tanto tempo fa, non solo geograficamente, ma soprattutto psicologicamente, penso. Alla riscoperta di amici e luoghi di cui, a dir la verità, non ho mai sentito troppo la mancanza. Forse, prima di tutto, alla ricerca di me stessa tra le strette ed affollate calli veneziane, tentando di capire come e quanto son cambiata in questi tre anni. Avere una realtà di riferimento chiarisce le idee e ti mette di fronte ai fatti senza poter più trovare facili vie di fuga. A volte la mia vita passata sembra un ricordo ormai lontano, a volte sembra quasi che legga e riviva cose che sono appartenute ad altri, non a me.

Quando provo i vestiti che non mi vanno più bene, quando trovo oggetti che non ricordo, pensieri in cui non riesco a riconoscermi, quando leggo vecchi compiti di storia e filosofia di cui non capisco nemmeno le risposte che avevo dato. All’inizio tornare è stato come riprendere in mano tutto questo, anche cose che forse avevo lasciato in sospeso prima di partire per la Siria e alle quali poi non avevo più avuto la voglia o il coraggio di pensare. Ripenso all’Anna delle superiori che corre per arrivare in orario a scuola, che studia fino a tardi per prendere un voto alto, che si agita e si angoscia per un esame, che, timida, silenziosa ed indecisa, cerca di passare inosservata pur di non essere giudicata.

Redentore Venezia

Ora tutto mi sembra diverso, a partire da Venezia, irriconoscibile, invasa da ondate di turisti e da neonati negozi di maschere che han preso il posto di piccoli negozietti di alimentari, librerie e vecchi artigiani. La mia prima reazione è stata quella di rivoluzionare la mia stanza, che, almeno per qualche mese, tornerà ad essere la mia casa. Grandi pulizie, sacchi di vestiti piccoli e stretti nei cassonetti della Caritas, risme su risme di fogli usati – compresi gli esperimenti della mia tesi specialistica – nella raccolta differenziata. Una sorta di liberazione, un modo, forse stupido e superficiale, per ripartire da una realtà che dopotutto ho sempre trovato comodo criticare senza viverla del tutto.

Il riadattamento non è stato, non è, e non sarà facile. Il rapporto coi miei genitori altalenante, pensano ancora che abbia due anni o forse non riescono a concepirsi e vedersi in altro modo nei miei confronti. C’è ancora questo rapporto madre/padre – figlia in cui mi sembra che il livello di maturità sia capovolto. Gli amici son pochi, presi dai loro impegni. Quelli con cui ho sempre condiviso i miei pensieri più intimi, lontani. Quelli con cui avevo un rapporto che definirei di conoscenza più che di amicizia, mi sembrano distanti anni luce, depressi e rassegnati dalla crisi, senza troppe speranze né ambizioni per il futuro se non quelle di trovare un lavoro. Indipendentemente da che cosa si tratti. E’ vero, io non ho vissuto qui e non so cosa vuol dire. Ma voglio ancora avere la speranza di poter mettere in pratica la mia esperienza, di poter trovare un lavoro che c’entri qualcosa con quello per cui ho studiato, che a quarant’anni non mi faccia pentire della scelta intrapresa. Lo so che questo potrebbe significare precarietà ed incertezza, non solo dal punto di vista economico ma anche da quello psicologico. Ne sono consapevole, ma penso che ne valga la pena.

 Per il momento son contenta della scelta fatta: mi son ritrovata a camminare per le calli veneziane con un’energia ed una consapevolezza nuova, più fiduciosa in me e nelle mie capacità. Rimane da capire come posso conciliare questi due miei mondi così diversi, come posso essere me stessa in questa nuova realtà senza dovermi sempre rifugiare nelle cene palestinesi che vengono organizzate. Rimane da capire dove mi porteranno tutti questi piccoli e grandi progetti che sono sorti negli ultimi due mesi…rimane da capire in che direzione li voglio portare…

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2 risposte a “Ritorno a Venezia

  1. Ls stabilita’ economica e psicologica sono strumenti, il fine e’ la liberta’ e la gioia. E tu Anna che riesci a trovare il coraggio per starci fuori dagli schemi lo comprendi bene. Parola di quarantenne che desidera rimettersi in gioco, cambiando rotta 😉

  2. Ciao Anna, è bello quello che dici e come lo sai dire, io non so rispondere alle tue domande ma quello che ho imparato in questi 55 anni è che bisogna essere se stessi, non pensando a come verrai giudicata o a come possono vederti le altre persone. E’ una strada difficile e dura da seguire. Quella facile è andare in piazza, vestirsi come gli altri, bere spritz, non andare a votare perchè “tanto non cambia niente”, contare quanti amici ha la tua migliore amica su facebook e via dicendo. Questa è una strada dura “in direzione ostinata e contraria” ma è quella giusta e unica per capire e per sentire quello che hai dentro di te e quello che vuoi dare agli altri. E poi il bello è che seguendo questa strada non sai mai quello che può succedere domani. Ciao.

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