Ritorno a Husan

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Il sole si tinge di rosso.

Una fredda brezza si alza dall’orizzonte.

Mi sembra di intravedere il mare, in fondo, al di là delle colline che si estendono oltre l’infinito. Shireen ci mostra i resti della sua casa, demolita dall’esercito israeliano in una fredda notte del 2002. Quindici minuti per mettere in salvo gli averi di una vita.

Sotto di noi una camionetta di soldati israeliani controlla ogni movimento sulle strade. Poco più in là il muro di separazione, una barriera metallica circondata da tanto filo spinato.

E una bypass road ad uso esclusivo dei coloni israeliani che sfrecciano in direzione di Gerusalemme.

“Bentornata Anna”, mi saluta il padre da lontano. Gli stringo forte la mano. Ci accoglie in casa. Si siede e, come d’abitudine, inizia ad offrici le sue sigarette. Questa volta la accetto. Sorride, sorpreso.

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