La crisi siriana per le strade di Istanbul

La guerra siriana si materializza nei volti e negli occhi dei bambini. Sguardi spaesati, voce roca, sfinita, visi segnati dal freddo, dalle intemperie, dalla guerra. Silenziosi, ai lati della strada, tendono una mano nella vana speranza di farsi notare, di dare un segnale al mondo. Ma la gente cammina veloce, distratta dalle sgargianti vetrine dei negozi di via Istiklal, sedotti dagli invitanti banchetti di cibo di Sultanhamet. Compra, ride, si diverte. Ma non abbassa lo sguardo, non li vede.

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Piove. Una bimba si copre il volto con le mani. E’ seduta sui gradini del ponte di Galata. Non può avere più di cinque anni. Pochi metri più su un’altra bimba. Probabilmente la sorella maggiore. La madre chiede elemosina per strada, un figlio piange tra le sue braccia e un altro le tira la gonna. Hanno i capelli sporchi, i vestiti strappati, la pelle butterata e arrossata. E occhi che parlano di guerra.

“Che Dio vi benedica, aiutateci”. Padre, madre, due figli piccoli. Come dei cuccioli di cane, uno sopra l’altro, per farsi caldo. Con un filo di voce urlano la loro esistenza ad un mondo che finge di essere sordo.

La pioggia si fa più fitta. I turisti passeggiano spensierati davanti a Santa Sofia. Sorridono, scattano foto, con lo sguardo verso il minareto più alto. Dal basso, flebile, arriva la voce di una giovane donna. Bisbiglia. “Che Dio vi accompagni”. Ha un piccolo ombrello in mano, protegge il figlio piccolo che le dorme accanto. Lei invece lascia che la pioggia le bagni i pochi vestiti che indossa.

Piazza Taksim. Quattro ragazzine dai vestiti logori rincorrono i passanti. Chiedono soldi, cibo, attenzione. Hanno una voce roca, da persone adulte, anziane. Si muovono scattose, nervose, si urlano dietro tra loro, aggressive. Ecco la nuova generazione siriana.

Di fronte a queste scene rimango impietrita. Non riesco ad avvicinarmi, a dar loro dei soldi, ad iniziare un dialogo. Mi limito a passare, all’apparenza indifferente come tutti gli altri. Non riesco a fare altro. Calde lacrime bagnano il mio volto mentre nella mia mente tornano vivide le immagini di una Siria che non potrà mai più essere.

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