Tra Slovenia e Austria nella terra di nessuno

Primo novembre 2015. No man’s land, terra di nessuno, un non-luogo sospeso tra la Slovenia e l’Austria, un limbo, una prigione, un luogo di sospensione e di attesa, dove tutto si annulla, persino l’umanità.

Tornano in vita vecchi negozi e ristoranti abbandonati da tempo in quello che fino a dieci anni fa era una delle frontiere via terra tra i due paesi. Ed ora, nel 2015, l’Europa della libera circolazione di merci e di – alcune – persone è tornata ad innalzare nuovi muri per altre persone. E’ un confine surreale, assurdo, infernale, un girone della morte senza alcuna uscita. Ma maledettamente concreto, tangibile, reale.

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Pochi metri dietro di noi c’è la Slovenia, un centinaio di metri più avanti l’Austria. E in mezzo, ingabbiati, un gruppo di afghani, bloccato nel limbo della no man’s land, in quel vuoto politico, amministrativo, burocratico – e umano – tra i due paesi. Hanno freddo, fame, attendono da otto ore di entrare nel campo austriaco, di mangiare, di riscaldarsi.

Sono le vittime del braccio di ferro, della lotta dei numeri tra Slovenia e Austria. La prima ne fa passare oltre il confine a Sentilj anche 2000 – 2500 al giorno; la seconda ne ammette 50 all’ora a Spielfeld.

Sono le vittime degli attriti politici e del mancato coordinamento tra i due paesi. Quando gli elefanti si scontrano, a morire sono le formiche.

Sono le vittime della Fortezza Europa che continua a gestire questo flusso di persone ormai strutturale come un’emergenza temporanea, con soluzioni politiche di breve termine, senza nessun tipo di visione di lungo periodo.

Sono le vittime del disumano sistema di Dublino che, al posto di porre come proprie priorità l’umanità e l’accoglienza, ha volutamente scelto di controllare, di respingere, di bloccare.

Ci avviciniamo alle reti che ci separano dalle famiglie afghane. Ci sono tanti bambini, di ogni età, donne, anziani, uomini e ragazzini. Sembra di essere allo zoo, con i militari sloveni mascherati ed armati che sorvegliano il leone in gabbia. Peccato che al di là delle barricate di ferro ci siano degli esseri umani in fuga da una sanguinosa guerra, che chiedono solo che vengano rispettati i più elementari diritti umani, che desiderano solo costruirsi un futuro lontano da massacri e persecuzioni.

Attendono al freddo, in piccoli gruppetti, attorno ad un fuoco che hanno ottenuto bruciando plastica, rifiuti, lattine e quanto hanno trovato per terra. L’aria è irrespirabile, il freddo pungente. Alcuni bambini giocano a palla per scaldarsi, altri ci vengono incontro, ci guardano, con le mani ci fanno segno che hanno fame. Ci chiedono cibo, acqua, coperte. Lì, nella terra di nessuno, tutto è sospeso. Nei campi vicini, in Austria e in Slovenia si cucina, si distribuisce da mangiare e da bere, si consegnano vestiti e coperte termiche. Ma nella no man’s land si muore di freddo, di fame, di sete. La Croce Rossa e le organizzazioni non governative che operano all’interno dei campi non possono lavorare nella terra di nessuno…e nessuno osa farlo, nessuno osa infrangere questo folle sistema. Dove sono finiti i valori umani?

Chiediamo il permesso di distribuire alcune coperte termiche. I militari, col loro passamontagna che lascia scoperti solo gli occhi, ci rinviano alla polizia slovena. Lì sono loro a comandare.

“Attenti che poi si ammassano uno sull’altro e si schiacciano tra di loro contro le reti”. Trattati come animali, in tutto per tutto.

In fila ordinata, timidi e intimoriti, pian piano si avvicinano alle reti e prendono tra le mani il sacchettino dorato e argentato che consegniamo loro. Lo aprono, lo spiegano e se lo avvolgono intorno alle spalle.

Non è possibile che, in un paese europeo, nel 2015, dei bambini siano costretti a mendicare delle coperte per proteggersi dal freddo, che degli esseri umani siano tenuti in gabbie metalliche come animali senza la possibilità di avere accesso all’acqua e al cibo. L’assistenzialismo e l’aiuto umanitario, senza una vera e concreta soluzione politica, non portano da nessuna parte.

Non è possibile che possa esistere e che possa reiterarsi quotidianamente da settimane una situazione del genere… Dov’è l’umanità? Dov’è l’indignazione del mondo?

Alle 22, dopo più di dieci ore di attesa, la situazione si blocca. Gli austriaci aprono le gabbie, un poliziotto li intima a muoversi, ad affrettarsi verso il campo austriaco di Spielfeld. Gli uomini raccolgono coperte e vestiti, le donne richiamano i bambini e lentamente, intorpiditi dal freddo e dalla stanchezza, si muovono verso l’ennesimo confine…

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