Buon anno!

giordania

E anche il 2012, silenziosamente, se n’è andato. La Palestina è stata il mio luogo, il mio spazio fisico e psicologico di quest’anno che è appena finito. La mia vita è stata qui, non altrove, non c’è mai stato un desiderio di ritorno, semmai di partenza, di nuove avventure. Avere un “lavoro”, un giro di amici, una casa tutta per me e un limite indeterminato di tempo cambia la prospettiva. Non c’è più bisogno di rispondere alla domanda “Quando torni?”. Ora la mia vita è qui, in Palestina, semmai posso rispondere alla domanda “Quando parti?”.

La Palestina è una tappa per molti internazionali che rimangono affascinati e rapiti da questa terra. Una tappa che può durare mesi, anni o per tutta la vita. Una tappa importante che mi ha fatto crescere, soprattutto a livello umano. Ho ascoltato storie che mai avrei creduto possibili, storie di occupazione e repressione, di miseria e umiliazione. Ma in tutte si celava una speranza ed una saggezza che mi hanno fatto innamorare di questa terra e di queste gente. Un modo tutto diverso di vedere la vita, la morte, le tragedie che accadono. Forse una via più saggia e adulta di stare al mondo, di affrontare la vita e le sue sfide. Donne che nonostante abbiano figli uccisi ed arrestati continuano a vivere portando dentro di sé il pesante fardello del dolore ma senza lasciarsi opprimere. Uomini che nonostante le umiliazioni e le sofferenze quotidiane, resistono, con piccoli ma importanti gesti: continuano a sorridere, a sperare, a piantare i loro alberi, a ricostruire le loro case, a portare al mondo figli, a vivere.

Sarà difficile per chi non ha conosciuto questa realtà capire come sono cambiata in questi anni, e io non penso di essere in grado di raccontarlo. Almeno non ora. Forse perchè nemmeno io mi rendo ancora conto di quanto queste esperienze abbiano modificato il mio modo di vivere e concepire la vita. E’ necessario del tempo perchè tutte queste emozioni si sedimentino e mi facciano vedere la realtà in maniera più lucida e distaccata. E’ necessaria anche distanza. Solo quando sarò altrove capirò l’assurdità e la magia di questa terra, che ora è diventata la mia normalità.

E’ diventato normale attraversare un checkpoint per andare a Gerusalemme, girare nei tornelli, passare i propri averi in un metal detector, attendere in fila senza motivo. E’ diventato normale avere una mobilità limitata, non avere luoghi dove camminare, svagarsi, pensare. Avere un limite anche visivo, quel disumano muro di cemento che intrappola due milioni e mezzo di palestinesi. Ma normale non è. E a volte qui ce lo si dimentica. Allora è meglio allontanarsi, vedere la situazione dal di fuori.

Il 2012 se n’è andato. E’ stato anche un anno di incontri, di scambio, di relazioni umane forti ed intense. Non mi piace tirare le somme e fare il bilancio del tempo passato ma forse porre delle date è un modo per fermare il tempo e guardare dentro se stessi per un attimo. Che cosa ho vissuto nel 2012? Di sicuro ho stretto dei rapporti forti che la distanza non dividerà. Ci son persone che non scorderò mai perchè tengo dentro di me una parte del loro essere. Ci son persone che non ho capito e non so se capirò mai. Ci son persone che mi han deluso, tanto, ma che non riesco a dimenticare. Ci son persone che mi son fuggite via e che mi pento di non essere riuscita a conoscere davvero.

Forse però è giunto il momento di dire basta. Di partire, di allontanarsi da questa terra, alla riconquista di quella mia curiosità e di quel mio entusiasmo che qui, per qualche strana ragione, ho pian piano perduto. Forse ho bisogno di una pausa, di una vacanza fisica e mentale, di un distacco da questa realtà. Per un po’, per sempre, chi lo sa.

Una settimana fa ho comprato il volo. Dall’Egitto, per metà marzo. Forse per questo guardo con stupore e speranza questo nuovo anno che è appena iniziato. E non nascondo, anche con un po’ di paura. Non sarà un anno facile. Partirò. Lascerò luoghi e persone a me care per addentrarmi nell’incognito. Due settimane in Egitto da sola, una partenza lenta per rielaborare pensieri ed esperienze. E poi chissà. Verso l’Europa, a trovare i miei amici di scuola ed università che da troppo tempo mi aspettano. Amsterdam, poi chissà….forse Lipsia e Parigi, ma niente è programmato. E poi son libera di scegliere, di capire quello che voglio fare, di lanciarmi in un’altra avventura, di fermarmi a riflettere e metabolizzare questi tre anni frenetici e pieni.

Il 2013 sarà un anno intenso. Mi auguro che sia ricco di incontri, emozioni, volti e storie. Come lo sono stati gli ultimi tre anni, in giro per il Medio Oriente.

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